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Bestiario teatrale

Bestiario teatrale

La famiglia Carollo, composta dal capofamiglia Mimmo, dalla nonna Citta che dalla provincia di Napoli si è spostata a Palermo, da Giammarco, dalla zia Lucia e da Rosalia, è pronta per uscire di casa una domenica mattina. Si sono vestiti per il giorno di festa con il poco di cui dispongono, Rosalia è in pantofole, i pantaloni di Mimmo sono trasandati e troppo corti, ma ognuno stringe in mano il suo bel pasticcino. Tutto sembra pronto, ma per un motivo o per l’altro la famiglia non riesce a varcare l’uscio di casa... Nina, che è rimasta incinta pur non essendo né sposata né fidanzata, viene accompagnata dai tre fratelli Paride, Toruccio e Ignazio al matrimonio con il padre del bambino, o almeno questo è quello che le viene detto, anche se la realtà è ben diversa... Una madre di tre figli si trova a dover affrontare la morte del più piccolo... Gaetano vive insieme al figlio Salvatore ma è ossessionato dal ricordo della moglie che lo ha abbandonato per inseguire il sogno di diventare ballerina, finendo per prostituirsi. Il figlio Salvatore si traveste e prostituisce a sua volta, nel tentativo di riallacciare un filo di comunicazione con il padre... Un gruppo di uomini di mafia, ritratti come cani di bancata, seguono gli ordini della loro madre Mammasantissima... Paride, un uomo di trentanove anni affetto da un ritardo cognitivo e psicomotorio, nel giorno del suo compleanno si lascia andare in un monologo allucinato nel quale ricorda il fratello disabile Jacopo e l’abbandono del padre...

In questo Bestiario teatrale troviamo racchiusa la produzione drammaturgica di Emma Dante, regista di teatro e cinema molto apprezzata anche a livello internazionale. Come tutte le edizioni a stampa dei copioni teatrali, anche in questo caso ci si scontra con l’impossibilità di riuscire a restituire nella fissità della pagina scritta la magia e la complessità dello spettacolo sul palcoscenico. Questo limite si avverte se possibile in modo ancora più netto quando ci si trova ad affrontare un teatro come quello della Dante, che da sempre mette al centro del suo lavoro l’attenzione per il ritmo, per la musica, per la danza, per la gestualità a volte anche esasperata dei suoi attori. A questo si aggiunga anche l’utilizzo di un linguaggio molto particolare, che affonda le sue radici nel dialetto siciliano ma si apre alla contaminazione di altre parlate, come evidenzia Anna Barsotti nel saggio critico “La drammaturgia come scrittura vivente” che chiude il volume: “troviamo commistioni del siciliano (di partenza) con il campano, con il pugliese, e accenti francesi rubati all’individualità e alla verità degli interpreti”. Questi testi finiscono quindi per richiedere al lettore un notevole sforzo immaginativo per riuscire a cogliere la potenza degli spettacoli da cui traggono origine. Rispetto all’azione sul palcoscenico, quelle che troviamo in questa raccolta sono delle “tracce sensibili”, utili per documentare il lavoro di una protagonista del teatro contemporaneo, che però non possono fare altro che lasciare “intenzionalmente vuoti o varchi aperti alla fantasia immaginativa del lettore di teatro”. Un volume prezioso per i veri appassionati, una lettura forse troppo impegnativa per tutti gli altri.