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Bevande incluse

Bevande incluse

C’è una donna a Cala Marina, ridente cittadina turistica della riviera ligure. Una donna a cui fin da bambina è stato affibbiato l’appellativo di “giudiziosa”. Un appellativo orrendo per una ragazza, quasi offensivo per una giovane donna, insopportabile per una donna matura che si è dovuta accollare l’intera conduzione dell’albergo-ristorante di famiglia, dato che l’erede legittimo, ovvero suo marito, nella vita preferisce fare ben altro. Macchine sportive, capatine in costa Azzurra, altre donne. Alcune abilmente nascoste, altre neppure così tanto. Eusebio si sente assolutamente al sicuro nella sua vita da privilegiato in cui a lavorare e prendersi cura di tutto sono gli altri. I suoi dipendenti di una vita, ad esempio, che lavoravano nell’albergo ristorante di famiglia anche prima che lui nascesse, e quindi dove possono mai andarsene a quell’età? Ma soprattutto a prendersi davvero cura di tutto - perfino del suo genitore diventato con l’età un po’ confuso e un po’ bambino - è soprattutto lei: sua moglie, la sua giudiziosa Barbara. È stata una ragazza di belle speranze che come tutte le diciottenni di ogni tempo e luogo aveva sogni e aspettative proprie. Ma Barbara, però, come dicevamo, era anche giudiziosa (Dio che fastidio sentirselo sempre dire a diciotto anni!) e quindi quando la madre aveva adocchiato Eusebio come un buonissimo partito con cui farla accasare, lei aveva ceduto, lo aveva sposato ed era andata a lavorare per lui. Per lui, sia chiaro, non “con” lui. Il giovane rampollo alle prime sembrava felice e innamorato. Ma gli è passata in un battibaleno e la giudiziosa moglie si è ritrovata con una attività da mandare avanti, un suocero semi suonato e un marito praticamente latitante. Lo sconforto di Barbara, ormai, si può tagliare con il coltello e il suo cuore si stringe sempre di più, fino a che, in un giorno qualunque e in un momento qualunque, non incontra per puro caso la sua vecchia insegnante che in maniera incredibile si ricorda di lei, della ragazza che era, dei sogni che aveva e delle sue potenzialità. L’anziana maestra quasi inconsapevolmente con le proprie parole tocca i punti più esposti e delicati di Barbara e riporta allo scoperto tutto quanto la donna aveva sopito sotto menù turisti, solitudini forzate e giornate da donna giudiziosa. Barbara scompare. Se ne va senza dire nulla a nessuno e senza lasciare biglietti o spiegazioni. Poi torna, però, e a scomparire questa volta è suo marito. Ma cosa è successo a Eusebio e cosa c’è dietro la sua sparizione?

Leggere Roberto Centazzo è un vero piacere perché i suoi sono sempre “gialli a metà”. E non perché non ci sia suspense o azione, al contrario, ma perché per buona parte della narrazione il lettore viene trasportato in ambientazioni borghesi, vacanziere, con personaggi meravigliosamente strani e allo stesso tempo meravigliosamente credibili: il maresciallo della Polfer, il tassista più amato dai turisti, la barista con la sorellina disabile, l’edicolante che si inventa i gadget per i vacanzieri, l’uomo delle pulizie muto che ma che vede e sente tutto e diventa la voce narrante della storia. Poi ovviamente c’è il plot giallo in sé, il morto, l’indagine, il colpevole, il movente. Ma questo viene dopo. Prima di tutto viene il mood dell’ambientazione. Perché se il lettore non comprende dove si trovano i personaggi e per quale motivo, allora non può identificarsi con le loro storie, con le loro esistenze, e di conseguenza non godersi neppure la parte di suspense vera e propria. Una tecnica à la Agatha Christie, per certi versi, che se da una parte ha decretato il grande successo della scrittrice, dall’altra ha anche aperto un filone ben preciso, ha istituito un gusto, un’estetica. Naturalmente tutto questo bisogna saperlo fare e Centazzo lo sa fare stupendamente. Basta pensare a quanto sembri credibile e verista Cala Marina. Un posto dove viene voglia di andare almeno una volta nella vita, anche solo per una passeggiata. Peccato che non esista! E poi l’autore scrive in maniera facile e accattivante e quasi sembra che la storia te la stia raccontando di persona, tanto che a volte mi sono ritrovata ad alzare gli occhi pensando di avercelo di fronte.