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Bilico

Bilico

Giuditta Licari è una anatomopatologa attenta, precisa, puntigliosa, non bella ma neanche brutta, grassottella. Però possiede una caratteristica che spaventa gli uomini. Qualsiasi sia la scena del delitto, chiunque sia la vittima, lei non distoglie mai gli occhi. Si limita a registrare i fatti, ciò che vede. Nessuna emozione, nessuna empatia. È sempre stata così, dai tempi delle medie su su fino alla laurea presa in medicina con centodieci e lode. Questa sua “dote” non è passata inosservata ed ora eccola lì, a quarantun anni, in Polizia. Altro non c’è da sapere: nessun trauma, né ombre né misteri, genitori normali e orgogliosi della figlia. Ma Giuditta non è solo questo, in lei si muove un mondo animato da uno scopo imprescindibile, obbligatorio, vitale: combattere ad ogni costo noia, apatia e abulia. E l’unico modo che ha per evitare di cadere in quell’inferno è lo studio della Natura Umana, scoprire perché le persone che la circondano si comportano in quel modo e non in un altro. Forse è questa sua natura che la rende la più brava in quello che fa, ed è per questo che le vengono affidate le indagini sul Seviziatore - così lo ha battezzato la stampa - un serial killer che uccide senza uno scopo apparente, senza che le vittime siano collegate tra di loro, ma che lascia sempre un indizio su chi sarà il prossimo obiettivo. Giuditta nasconde altri segreti. Uno di questi sono le sue innumerevoli identità con le quali entra nelle più disparate chat a sfondo sessuale. Un altro è l’ex ispettore Alessandro Amadei, allontanato dalla Polizia per gravi problemi di equilibrio mentale, un pazzo, uno psicotico che ora sembra sparito nel nulla. Avevano avuto una relazione quando Amadei era ancora ispettore che poi si era interrotta o, almeno, questo era quello che avevano fatto credere. E poi c’è Tadzio, ovvero Andrea, di sedici anni, suo vicino di casa che sembra saperne più di quanto dovrebbe. Forse è per questa sua seconda vita che il Seviziatore sembra averla scelta come interlocutrice preferita? O forse i segreti di Giuditta sono ben più profondi e inquietanti?

Prima opera letteraria di Paola Barbato. Una gran voglia di scrivere, creare, editare, pubblicare che l’ha portata a diventare sceneggiatrice della Sergio Bonelli Editore per il personaggio di Dylan Dog. Nel 2006 pubblica Bilico. Paola ne parla in una sua intervista rilasciata a “Mangialibri” in occasione dell’uscita del suo secondo lavoro, Mani Nude, vincitore tra l'altro del premio Scerbanenco. Ci raccontava che questo romanzo è nato per gioco e, proprio per questo, privo di errori e pervaso da uno spirito libero, “nato così e così doveva essere”. E noi aggiungiamo meno male. In questo thriller i colpi di scena sono martellanti e mai scontati ed il lettore viene spiazzato da continue rivelazioni che gettano luci diverse sui protagonisti e sulla storia. Si intravede la voglia di ispezionare la natura umana, la capacità di scavare ed andare a cercare il suo lato positivo e quello più oscuro. Questa predisposizione all’analisi verrà sviluppata nelle opere successive ma in questa è suggestiva l’idea di un personaggio che unisce il bene e il male, una sorta di Dottor Jekyll e Mister Hyde. Mentre nel racconto di Stevenson il protagonista è conteso da due personalità ben distinte che non possono interagire tra loro, qui il personaggio principale si crea le occasioni per fare la arte dell’eroe commettendo crimini atroci in un perfetto e lucido equilibrio tra legalità e reato, il tutto con la più assoluta impassibilità.