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Billy Budd, Billy Budd - An inside reading

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Quando Herman Melville si accinge a scrivere tra il 1866 e il 1891 quello che diventerà il romanzo Billy Budd, non ha ancora in mente alcuna idea riguardo alla trama, né ai personaggi che daranno vita alla storia. L’ex marinaio, da trent’anni relegato ormai a navigare in solitudine lungo le strade della città di New York, siede alla scrivania e confida che la penna, l’inchiostro e la scrittura siano sufficienti a ricondurlo sulla scia degli ideali giovanili e a guidarlo lungo questa nuova traversata. Si è lasciato alle spalle anni segnati dal sodalizio amicale con l’illustre collega di penna Hawthorne in Massachusetts, dall’impiego di ufficiale di dogana, dal successo ottenuto con la scrittura di Moby Dick e da anni di insuccessi letterari. Gli fanno compagnia ormai solo i fantasmi del passato, tra cui i due figli prematuramente scomparsi. La vicenda del marinaio Billy Budd, giovane e bello. occhi è un trovatello quasi certamente figlio illegittimo di un nobile. Viene prima accusato ingiustamente di ammutinamento e poi impiccato per avere ucciso John Claggart, l’uomo che gli ha attribuito tale infamia senza alcun fondamento di verità. Anche di lui Melville ci dice poco o nulla, se non che si è imbarcato in qualità di poliziotto e maestro d’armi. Ma sul suo conto aleggiano voci che sia salito a bordo per evitare di scontare qualche colpa. Ed è la riuscita personificazione, scaltra e risoluta. di una malvagità che non conosce il tormento. Lui e Billy, posti apparentemente agli antipodi della natura umana, risultano di fatto complementari nel dipingere il ritratto dell’ineffabile definizione della linea sottile che separa determinato da indeterminato…

Ogni romanzo presuppone un doppio fondo della parola, altrimenti se tutto risultasse già detto e compreso, che cosa resterebbe da spiegare e commentare? Quanto detto è bene tenerlo sempre a mente. Non solo per ribadire la meritoria opera di approfondimento svolta dalla critica letteraria, ma anche a beneficio del lettore. Affinché testi come questo che vi presentiamo vengano percepiti come opportunità di allargare i confini della conoscenza di quel che è già stato letto, di perlustrare nuovamente le pagine alla luce di quanto emerso dal contributo appreso e di rimuginarli dentro di noi ancora un po’. È questo, credo, l’intento che deve aver ispirato la rilettura critica del Billy Budd di Herman Melville operata da Vitaliano Trevisan - scrittore, drammaturgo, sceneggiatore, attore e regista teatrale prematuramente scomparso nel gennaio del 2022 – che in questo agile volumetto uscito postumo si cimenta per la prima volta con la critica letteraria. Un unicum, dunque, nella sua variegata produzione artistica, nel quale opera un’ineccepibile ricostruzione filologica del romanzo e biografica dell’autore con il tono sommesso e brillante di un argomentare che è reso intenso dal ritmo e dall’abilità dell’incastro delle parole nella malia incantatrice di una scrittura che trascina il lettore all’interno di una storia nella storia, ancorandolo alla pagina come in un reading interiore al suono della parola.