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Bisognerebbe avvisarli

bisognerebbeavvisarli

Non ricorda come ci sia arrivata nella casa piena di luce che la ospita. Si tratta di un bel posto. C’è un grande giardino al di là delle vetrate e ci sono diverse signorine, tutte giovani e davvero cortesi. Lei ama starsene seduta accanto alla finestra e guardare gli alberi al di là del vetro. Prima, abitava in una casa azzurra. Lì ha vissuto a lungo, ma ha dovuto andarsene perché una parte importante di sé è venuta meno, è stata sopraffatta da qualcosa di completamente grigio. Insieme alla sua parte di luce, è andato perso anche quell’animaletto spensierato che abita dentro ciascuno di noi. Proprio dal momento in cui è sparito, sono incominciati i suoi guai, come se la terra si fosse all’improvviso inclinata e tutto fosse scivolato giù. Bisognerebbe avvisare tutti che perdere quell’animaletto è la cosa più dolorosa che possa accadere a chiunque. Sì, perché se lo si smarrisce, poi si è costretti a lasciare ogni cosa, compresa la bella casa azzurra in cui molti anni sono trascorsi. Vorrebbe ritrarlo, l’animaletto, nell’agenda in cui spesso disegna. Ma quando la apre, vi trova una piacevole sorpresa. C’è un vasetto di pratoline da colorare. A lei piacciono i fiori. Giovanni le diceva sempre che il suo sorriso assomigliava a una margherita. I sorrisi di Giovanni, invece, erano rari. O meglio, era raro che arrivassero alla bocca. In genere iniziavano dagli occhi e si perdevano da qualche parte, prima di disegnarsi sulle sue labbra. Una volta lui le ha portato un mazzetto di margherite selvatiche e gliele ha consegnate un po’ imbarazzato e con una particolare luce in fondo agli occhi. Lei ha provato un istante di indicibile felicità e si è stampata in testa quel momento. Da allora, ogni sera sbirciava dalla finestra della casa azzurra in attesa che arrivasse, con il solito passo strascicato e la testa persa nei suoi pensieri, con un mazzolino di fiori. Chissà se la graziosa signora seduta accanto a lei in questo momento ce l’ha un animaletto, carino come quello che aveva lei? Probabilmente sì, ma forse non se ne accorge, come è accaduto a lei per lungo tempo, prima di realizzare che l’animaletto era una vera e propria bussola. A volte immagina quale potrebbe essere il suo aspetto: se lo figura come un gatto dal pelo rosso, ma in realtà potrebbe anche assomigliare al cane nero a sei zampe che è ritratto nella foto dell’album che proprio ora sta sfogliando…

Una madre che perde pian piano - a causa di una malattia, la più spietata di tutte - il contatto con la realtà e il legame con gli affetti di sempre. Una donna - che assiste alla trasformazione della madre e alla sempre più profonda incapacità di raggiungerla in quel mondo ovattato in cui si sta perdendo - in piena crisi, come moglie, come madre mancata e come figlia. La ricerca di uno strumento capace di unire le due solitudini e di fornire loro il mezzo per ricominciare a comunicare e a sostenersi l’un l’altra. Un romanzo declinato al femminile, che racconta la trasformazione e la necessità di abbracciarne ogni sfumatura, anche le più scure, per imparare a gioirne comunque. Questo è, in sintesi, il contenuto del romanzo di Jole Bevilacqua, autrice di Niguarda, per lungo tempo insegnante di scuola secondaria ed esperta di pedagogia speciale. Due sono le protagoniste della storia. La lenta trasformazione della madre, ostaggio di una realtà, slegata dal mondo contingente, nella quale i ricordi si fanno confusi e si sovrappongono fino a perderne i contorni, spinge la figlia a trovare nel disegno e nell’uso dei colori il mezzo attraverso il quale ristabilire una sorta di comunicazione diretta, che aiuti le due donne a ristabilire una sintonia e permetta alla più giovane sia di accettare la nuova e irreversibile condizione della madre, sia di riscoprire se stessa e le proprie priorità, soffocate da troppo tempo dietro il ruolo di moglie perfetta che ha recitato. Una narrazione estremamente delicata e gradevolissima, in cui si racconta, con una levità assolutamente apprezzabile, l’angoscia e la paura della malattia e dell’invecchiamento; un susseguirsi di riflessioni che evidenziano il coraggio di scovare, pur tra mille difficoltà e altrettanti insuccessi, la forma migliore di comunicazione, capace di creare un ponte per raggiungersi e supportarsi. A fare da cornice, poi, è l’importanza del gioco, risorsa principe capace di muovere la fantasia e di creare nuove energie, necessarie per affrontare con la dovuta serietà, ma anche con un pizzico di sana giocosità, tutte le prove della vita, anche quelle che a prima vista paiono insuperabili.