Parigi. Candice Monroe spalanca gli occhi e si sente soffocare. È intrappolata in un luogo stretto che puzza di gasolio, forse un garage o un’autorimessa. Prova a sollevarsi, ma non riesce. Ha i polsi legati dietro la schiena e le caviglie bloccate. Si sforza, ma non riesce a ricordare come sia finita in quella situazione. L’ultimo ricordo che ha la vede mentre sale su un taxi, subito dopo la conferenza alla Sorbonne. Poi, buio totale. Prova a liberare le mani, mentre il respiro si fa affannoso. Qualcuno si avvicina a lei e le chiede di restare calma. Le viene spiegato che si trova in quella situazione per un esperimento scientifico che, se confermerà le tesi di cui lei stessa ha parlato in un libro, le consentirà di restare in vita. L’uomo che si sta rivolgendo a lei parla un inglese impeccabile, anche se si capisce che non si tratta di un madrelingua. Non è ancora arrivata alla sua destinazione finale, le spiega la voce misteriosa, mentre si avvicina al suo braccio con una siringa. Mentre il liquido iniettato le scorre nelle vene, Candice perde i sensi e non si accorge di venire adagiata nel portabagagli di un’auto. Ore dopo, il riverbero della luce si fa accecante. Candice, riavutasi dal torpore, prova a ripararsi con una mano, ma non ci riesce. Si accorge di essere in una stanza senza finestre, dalle pareti completamente bianche. Non ha più alcun bavaglio sulla bocca. E allora urla, con quanto fiato ha in gola. Muore di sete, ma non demorde. Prova a dibattersi, ma la sua sedia è imbullonata al pavimento e lei vi è legata con una serie di lacci di cuoio. Qualcuno le ha medicato e fasciato con la garza le ferite alle caviglie e ai polsi causate dal fil di ferro che l’ha tenuta prigioniera durante il trasporto. Un uomo con un passamontagna nero le passa accanto e va a posizionarsi sul lato opposto della stanza. Calza stivali di gomma verdi e indossa un paio di jeans sgualciti e un maglione marrone. Alle mani ha guanti da chirurgo, per essere certo di non lasciare impronte. Il pavimento della stanza è coperto da uno strato d’acqua e Candice ha i piedi completamente a mollo. Quando l’uomo le rivolge la parola, lei rabbrividisce. Lui le spiega che è tutto pronto per partire con l’esperimento. Candice si perde negli occhi azzurri dell’uomo. Occhi di ghiaccio…

È avvenuta davvero, nel 2013. La più grande rapina che mai sia stata messa a punto; ha fruttato ai banditi - che sono riusciti ad hackerare i circuiti bancari di tutto il mondo - oltre quarantacinque milioni di dollari. Con un sincronismo degno della più complessa delle trame di film, migliaia di sportelli bancomat, disseminati in quasi trenta stati del mondo, sono stati saccheggiati in contemporanea. Prendendo spunto da questa vicenda, dunque, Paolo Roversi - scrittore, giornalista e sceneggiatore di origine mantovana - offre ai suoi lettori un romanzo adrenalinico e davvero godibile. L’occasione, poi, gli consente di riportare sulla carta Gaia Virgili, profiler tosta e determinata; professionista seria e preparata che non ha esitato a porre le sue esigenze personali in secondo piano in nome di una carriera che per lei, donna in un mondo appannaggio quasi esclusivo degli uomini, è tutta in salita. Gaia, in questa vicenda che ha permesso a Roversi di far parte della sestina selezionata per il Premio Bancarella 2022, deve sbrogliare una matassa contorta, che comincia con il rapimento di una donna - il cui destino ha già incrociato quello della profiler - e prosegue con una corsa contro il tempo per fermare la mente che ha ideato la rapina del millennio. Denominatore comune di ogni passaggio è Defoe, misterioso personaggio dagli occhi azzurro ghiaccio che pare l’unico burattinaio in grado di muovere i fili di una vicenda davvero articolata. Azione, dark web, sfida intellettuale, intuizioni geniali: gli ingredienti del genere con cui Roversi da tempo si confronta ci sono tutti e sono amalgamati con equilibrio e padronanza. Quel che ne risulta, quindi, è un romanzo ingegnoso e originale, che si legge tutto d’un fiato, carico di colpi di scena e disseminato di indizi, posti ad arte per sfidare il lettore più smaliziato, quello che sicuramente tenterà di risolvere il caso prima della profiler Virgili e della sua squadra. Un ennesimo centro per Roversi, che chiude la storia - permeata come sempre da una sottile ironia, gradevolissima - con un finale davvero intrigante, che lascia presagire nuove avventure per Gaia. Si spera, allora, che trovino presto la luce.