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Blackwater – La piena

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1919, Perdido, Alabama. È la mattina della domenica di Pasqua e il sole sorge sulla distesa scura delle acque torbide. Baptist Bottom, la parte più bassa della città abitata fin dal 1862 dagli schiavi neri affrancati, è un cumulo melmoso di carcasse gonfie di animali, assi, rami divelti e detriti vari. Ma anche del centro di Perdido non resta altro che la torre dell’orologio del municipio e il primo piano dell’Osceola Hotel, oltre a timpani, frontoni e comignoli divelti e travolti. Tutto il resto è coperto da uno strato di acqua nera e stagnante che molto lentamente comincia a defluire, “L’acqua di una piena è putrida, piena di cose putride”. Soltanto una settimana prima, il Perdido e il Blackwater scorrevano nei loro argini, poi era cominciata la pioggia violenta, i fiumi avevano esondato e l’alluvione aveva sommerso tutto, anche le segherie di proprietà delle tre grandi famiglie ricche della città; i milleduecento abitanti si sono rifugiati nella chiesta battista sulla collina, nella parte più alta della zona. Anche quella mattina, Oscar Caskey sta facendo un sopralluogo in città sulle acque limacciose, a bordo della piccola barca verde del nero Bray Sugarwhite, anche lui sulla trentina e cresciuto con Oscar nella casa dei Caskey - dove ora ha il ruolo di capo giardiniere -, ricchi proprietari di boschi e di una delle tre segherie; sua moglie Ivey Sapp è la cuoca. La città è in ginocchio e quei giri in barca sono ormai inutili, eppure, passando lentamente davanti alle finestre dell’Osceola Hotel, Oscar crede di vedere qualcosa e, nonostante il parere contrario di Bray che è spaventato e vorrebbe tornare indietro, si fa portare più vicino alle finestre dell’edificio. In effetti, seduta composta sul letto di una stanza stranamente in ordine, c’è una giovane donna; ma qualcosa non torna, il tappeto è zuppo, sulla carta da parati c’è il segno raggiunto dall’acqua. La ragazza è molto bella, magra, pallida, i capelli rosso ruggine raccolti in una crocchia e dice di chiamarsi Elinor Dammert. È rimasta quattro giorni nella stanza senza cibo né acqua e per lo più, racconta, ha dormito, in attesa che qualcuno arrivasse a salvarla. Mentre la portano in salvo, Bray continua a fissarla contrariato, c’è qualcosa in quella donna che non gli piace; men che meno gli piace l’idea di tornare indietro più tardi a prendere le due valigie uniche proprietà della straniera, contenenti – a suo dire – anche i documenti. Arrivati sull’altura, Elinor viene accolta dai bianchi della comunità, prime tra tutti Mary-Love, la madre di Oscar, e sua figlia Sister. Al contrario di tutti gli altri, curiosi ma ben disposti, Mary-Love prova subito una forte antipatia per Elinor, anche perché di lei non si riesce a sapere nulla, tranne quello che racconta, ovvero che viene dal Nord e che è una insegnante; quanto alla valigia con i documenti, non è stata trovata da Bray. Il cognato di Mary-Love, James Caskey, prova invece una certa simpatia per la giovane, soprattutto perché sua figlia, la piccola Grace, sembra legarsi a lei da subito ed è così che l’uomo, costretto dalla costante lontananza della moglie a crescere la bambina da solo, offre a Elinor di vivere a casa sua. Passa poco tempo e con grande sforzo la città torna lentamente alla normalità. La piena ha portato a Perdido questa strana donna dai capelli dello stesso colore delle pericolose acque del fiume che dà il nome alla città, al quale Elinor è molto legata, e ormai tutti la adorano, tranne Mary-Love Caskey. Ma Oscar, che per una volta non ha intensione di farsi condizionare da sua madre, si è innamorato di lei e ha deciso di chiederle di sposarlo…

Michael McDowell è un autore e sceneggiatore statunitense – laurea ad Harvard e dottorato -, insegnante, critico teatrale, autore di venticinque romanzi e molte sceneggiature per la televisione (Alfred Hitchcock presenta) e per il cinema (Beetlejuice, Nightmare Before Christmas), morto nel 1999 a soli quarantanove anni, a causa di complicazioni legate all’AIDS. Nel 1983 scrive la saga Blackwater in sei volumi e chiede che venga pubblicata così, e infatti esce con cadenza mensile da gennaio a giugno e ottiene subito un grande successo, suscitando l’interesse e l’ammirazione di Stephen King, suo grande amico. Come capita spesso nelle storie di libri, è soltanto nel 2022 che i francesi scoprono questa saga definita gothic-horror, ne nasce un caso letterario che vende oltre 500mila copie e finisce nella top ten con tutti i volumi. Esplode in Italia l’anno successivo - soprattutto grazie al passaparola sui social – dove Neri Pozza la pubblica con cadenza quindicinale, in una deliziosa veste grafica che rispetta la definizione che del suo autore diede Stephen King, “Il migliore scrittore di originali tascabili in America oggi”. Dello stesso parere, all’epoca, un altro maestro della tensione, Peter Straub, che ebbe a dire di lui “Uno dei migliori scrittori horror di questo Paese”. Questa saga è una storia familiare piena di conflitti psicologici, relazionali, razziali, all’interno di un affresco intrigante dell’Alabama del primo ‘900. Tuttavia, ad un certo punto si trasforma in qualcos’altro, prima con l’insinuarsi di una vaga inquietudine che aleggia sulle acque scure della piena e che poi increspa i fiumi che bagnano la città, per poi vorticare nei gorghi pericolosi della loro confluenza – dove spariscono periodicamente i ragazzini più imprudenti -, fino a trascinare il lettore, quasi inconsapevolmente, in una trama ghotic dark nella quale il colore dominante, però, è il rosso, quello delle acque limacciose del Perdido e quello dei capelli di Elinor, la donna piena di contraddizioni che al fiume è misteriosamente legata. Già in questo primo volume, che si presenta come una sorta di introduzione della storia, fantasy, horror e soprannaturale si mescolano alla narrazione quasi in maniera strisciante e subdola, come l’odore umido e putrido che il lettore, ad un certo punto, sembra avvertire tra le pagine che scorrono con un ritmo in crescendo. Elinor, arrivata dal nulla nel mezzo della piena, si insinua con le movenze morbide di un serpente nella famiglia Caskey e si contrappone alla matriarca Mary-Love, che fino a quel momento l’ha guidata con polso fermo e senza che nessuno abbia mai messo in discussione la sua volontà. La società di Perdido, d’altra parte, è maschilista ma decisamente matriarcale, poiché sono le donne a dominare le situazioni e a muovere ogni cosa. Il braccio di ferro tra le due donne è subito evidente e resterà una costante intrigante. Se l’ambientazione è curata e plausibile, è decisamente vietato ricercare riferimenti reali, come avverte l’autore nella nota iniziale, pur con la suggestiva avvertenza che “Ciò nonostante, oso dire che i paesaggi e le persone che descrivo non sono del tutto immaginari”. Oltre al formato tascabile è godibile anche la copertina ricca di particolari legati alla storia che il lettore apprezza a pieno a conclusione del volume. Questo romanzo è dunque imperdibile anche come oggetto fisico, oltre che consigliatissimo a chi ama le storie sottilmente inquietanti. A rimarcare l’ammirazione di Stephen King per Michael McDowell, inspiegabilmente sconosciuto fino a poco tempo fa in Europa, la curiosità che il suo romanzo incompiuto Come candele che bruciano è stato pubblicato da Tabitha King nel 2010, dopo averlo rivisto e completato secondo le volontà dei familiari dello scrittore scomparso prematuramente.