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Blanca

blanca

Fa caldo anche in terrazza. Il commissario Martusciello entra in casa, massaggiandosi il fianco per cercare di alleviare il dolore che, con gli anni, si è posizionato sulla sua anca destra. L’uomo comincia a girare, nel silenzio, per le stanze di casa. La camera di sua figlia Giulia è vuota. Tutto è immobile e perfetto e ciò gli trasmette una profonda malinconia. Non riesce a ricordare da quanto tempo la figlia viva a Milano. Tre estati, o forse quattro. Aveva dichiarato che avrebbe concluso gli studi della specialistica, poi sarebbe tornata a casa. Invece, ha cominciato a lavorare lassù e i rientri a Napoli si sono fatti sempre più sporadici. Lui e Santina, la moglie, senza Giulia sono come uno sgabello che tenta di reggersi su due piedi soltanto e il risultato è parecchio traballante e instabile. Alle otto, come ogni mattina, Martusciello è già per strada, mentre la moglie, dopo averlo accompagnato alla porta, resta seduta sul divano in attesa della telefonata della figlia, l’unico avvenimento in grado di consolarla della vacuità della sua esistenza. L’ispettore Arcangelo Liguori, invece, la sveglia non la sente proprio ed è Marinella che gli scuote leggermente la schiena per destarlo quando ormai sono già le nove. Mentre si veste, l’ispettore avverte l’umidità che ammorba l’aria e, dall’istante in cui esce di casa, gli effetti benefici della doccia sono già un lontano ricordo. Arrivano in ufficio quasi allo stesso momento, il commissario e l’ispettore, e si vanno a chiudere nei loro rispettivi uffici. Poco dopo, Ruggero Marchòv e la moglie Cettina Di Somma si presentano al commissario per denunciare la scomparsa del loro figlio Vittorio, ventiquattro anni, che non dà più notizie di sé dal giorno prima, quando si è allontanato dal porto in cui è attraccata la barca di famiglia, la Regina dell’Unico Mare…

Sullo sfondo di una Pozzuoli in piena estate, dove tutti appaiono sudati e stanchi, si muovono due professionisti, un commissario e un ispettore, che paiono andare costantemente a braccetto con i guai. Non basta la loro vita privata piuttosto contorta e complessa - uno alle prese con una moglie con la quale non esiste più la benché minima possibilità di comunicazione e l’altro imbrigliato in una relazione decisamente complicata - a mandarli in crisi. No, la ciliegina sulla torta è rappresentata da quelli che un’informazione sempre meno basata sulla cronaca dei fatti e sempre più sulla necessità di ostentare un certo sensazionalismo definisce “i casi estivi”. Una scomparsa inspiegabile, un omicidio e un rapimento - tutti in qualche modo legati alla figura di un industriale in odore di collusione con la criminalità organizzata - sconvolgono una routine collaudata e pongono i due servitori dello Stato di fronte a un’articolata tela di intrighi e misteri difficili da individuare, un ordito criminale che non ha pietà e non concede sconti. E che deve essere fermato. Quando ai due, poi, si affianca un personaggio che arriva sulla scena in punta di piedi, ma la cui professionalità e le cui doti procurano un assordante boato in grado di scardinare dalle fondamenta l’apparato criminale della città, ecco che pian piano ogni nodo si dipana e l’intera indagine si avvia verso una svolta chiarificatrice. Ed è lei, Blanca Occhiuzzi, la vera protagonista del romanzo: nomen omen, il destino nel nome. Blanca è una poliziotta ipovedente, specializzata in decodificazioni. Sa interpretare con una precisione quasi chirurgica, per intenderci, i silenzi e le pause - anche quelle brevissime ed apparentemente insignificanti - che si collocano tra le parole. Dotata di intuito straordinario, forse acuito dalla sua menomazione, e di profonda sensibilità, sa stanare la verità annidata tra le pieghe di un sospiro o di un non detto. Ed è grazie al suo contributo che il ruolo di ogni attore impegnato sul palcoscenico della storia narrata da Patrizia Rinaldi - scrittrice napoletana da tempo impegnata nella formazione dei ragazzi grazie a laboratori di lettura e scrittura, insieme ad associazioni Onlus operanti nei quartieri a rischio della città - viene svelato e che ogni ombra della vicenda viene dissolta, mentre emerge la consapevolezza che i peggiori nemici di ciascuno sono i propri demoni. Un noir con una intensa potenza drammatica - diventato anche una serie televisiva, prodotta utilizzando la tecnica dell’olofonia, prodotta da Lux Vide, con la regia di Jan Michelini e nella quale il ruolo della poliziotta ipovedente è affidato a Maria Chiara Giannetta - che esplode nella parte finale in cui, ormai pago della soluzione dell’indagine, il lettore finisce per farsi coinvolgere completamente dal racconto personale di Blanca, che rievoca la causa della sua cecità, emozionandosi nel profondo.