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Blood & Breakfast

Quando ha sì e no cinque anni, Carl non è già più un bambino come tutti gli altri. In quella tetra sera invernale, mentre sua nonna sferruzza pacatamente nel buio della casa per risparmiare sulla bolletta, fa molto freddo. Nella stufa a legna probabilmente c’è un solo ciocco di legno. Lui e la nonna sono intenti ad aspettare il ritorno del padre dal lavoro, in silenzio perché lui non ama sua nonna, anche se ancora ha difficoltà a esprimerne il motivo. Lei gli dice di non avvicinarsi troppo al fuoco perché potrebbe farsi male, ma lui per contrastare quella che crede essere un nemico poggia il polpaccio nudo sulla superficie rovente. Carl non emette alcun suono dalla bocca, nonostante il dolore lancinante che sente, perché l’odio lo rende immune a quello che sta provando. Molti anni dopo, Carl è uno studente al terzo anno di Medicina, è svogliato, deve ancora dare gran parte degli esami del secondo anno. Lui stesso è consapevole che la gente lo guarda come un fallito, un perdente, quando eredita un immobile sulle pendici del Gran Sasso. Niente di meglio che farci una pensione, magari dove i pensionanti spariscono…

Riccardo De Torrebruna è figura poliedrica del mondo culturale italiano, diviso fra cinema, teatro, (in qualità di autore e attore) e letteratura (il suo esordio per minimum fax risale al 2000 con Tocco magico tango, replicato con Fandango tre anni dopo con Storie di ordinario amore). Blood & Breakfast si sviluppa nella perfetta tradizione degli scrittori underground degli anni Novanta, periodo del quale si percepisce anche l’aria e lo straniamento socio-culturale nello stesso romanzo, delineato attraverso una scrittura densa e al tempo stesso molto lineare. I riferimenti a Psyco di Alfred Hitchcock sono piuttosto evidenti, ma l’autore riesce a creare all’interno della vicenda un’identità narrativa del tutto personale, che riempie il meccanismo del racconto, forte di un tempo e di uno spazio, come dicevamo, del tutto nostrani. Certo, c’è qualche falla nel sistema, ma forse soprattutto perché è una tipologia di testo al quale i lettori di una quindicina d’anni fa, nonché i consumatori di thriller dell’epoca, sono stati a lungo abituati e con diversi risultati. Ciò non toglie che il lavoro sia pregevole nella sua onestà narrativa soprattutto per la ricostruzione straniante.