Salta al contenuto principale

Blu cavolfiore

Jacob, il sopravvissuto, in fuga dalla ricerca forsennata del benessere, in fuga da una guerra aperta ma non sempre visibile, è in fuga soprattutto da se stesso. Lui e la sua generazione, quella del ‘77, coagulata intorno all’impegno politico e alla poesia. Ma a guardarla oggi, restano solo gli scheletri di quell’esperienza. E il confronto con le nuove generazioni produce sconforto, sdegno e sgomento perché a loro è negato il futuro. Quella generazione che pare morta così si risveglia e l’antico anelito a sognare un mondo diverso la fa rinascere e tornare a giocare la partita. La battaglia da combattere fino alla fine è quella contro “l’allegro e spensierato benessere” che cancella ogni consapevolezza. La guerra contro il sistema, quello che lentamente ma inesorabilmente sta “fregando l’anima e il cervello”. Tutto nasce durante i “favolosi anni ‘80”, quelli segnati dall’AIDS ma anche (e soprattutto) dalla biotecnologia che avrebbe trasformato il mondo in qualcosa di artificiale. Le scoperte scientifiche asservite al sistema, la clonazione, il culto dell’apparire, la pratica dell’usa e getta, la giustizia assente. La prospettiva è terribile: i sopravvissuti si nutriranno di uomini e poi diventeranno essi stessi scarto e cibo per altri sopravvissuti. Le multinazionali pagano le nostre coscienze, le nostre intelligenze per non pensare. Per non combattere. La genesi di tutto, ricorda Jacob, va ricercata nell’ascesa degli USA da cui l’Europa è spudoratamente soggiogata. Jacob, ebreo e dichiaratamente comunista, non risparmia nessuno…
Uno scritto sul movimento, sul dubbio: la domanda di fondo che anima la scrittura è “perché”. Il romanzo è una proposta di ricerca di senso, una rilettura esistenziale raccontata attraverso le vite, le esperienze e le parole dei due protagonisti, Jacob il sopravvissuto e Jurek il mistificatore. È una denuncia forte che descrive i tradimenti dell’uomo all’altro uomo, la vittoria del denaro sull’etica, del potere sulla solidarietà. Le storie delle loro vite si intrecciano con la Storia, letta da due punti di vista contrapposti. I due protagonisti giocano una partita all’ultima verità. Ma ciascuno ha la sua. Jacob rappresenta la relazione, la riflessione, la progettualità, il pensiero. Jurek è l’ambizione, l’asservimento, l’amoralità, il profitto. Lo scenario è apocalittico: l’intera umanità sembra impazzita correndo dietro al successo, ai soldi, al mito dell’eterna giovinezza e le multinazionali hanno così tanto potere da condizionare pesantemente le scelte dei governi e di intere società. Nonostante la rabbia che trasuda dalle pagine del testo - a tratti appesantito da lunghe digressioni - ci sono passi delicati e coinvolgenti nei quali emerge l’umanità, la relazione. La voglia di riscatto di una generazione tradita che finalmente può svelare gli inganni di cui è stata vittima senza paura ma anche senza pietà alcuna. Il nemico, uno su tutti, unico e spietato sono gli USA. Jacob in questa lotta non è solo. Incontrerà il Popolo di Seattle, il suo popolo, nel quale si riconosce e affianco del quale vuole lottare contro il nemico comune, guidato dallo slogan “un altro mondo è possibile”. Vorremmo tutti che fosse davvero così.