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Bohémien minori

Bohémien minori

Ecco in avvicinamento London Liverpool Street, luogo in cui si sta recando in treno. A dir la verità, le gambe le vacillano un po’. Magari potrebbe tornare indietro. No, non può, questo è ciò che ha scelto di fare e di diventare e deve proseguire e unirsi alla più alta marea di persone che abbia mai visto in vita sua. Trova la strada per Kentish Town, mentre il suo viso viene colpito dal forte vento che fa cadere le tegole lì intorno. La casa presso cui sarà ospite è alta, più alta di quanto pensasse. La vecchia affittacamere che la accoglie è sdentata – forse anche lei diventerà così, con il passare del tempo? – e le comunica immediatamente le regole, anzi l’unica regola da seguire: niente uomini sconosciuti in casa e nessuna bugia, mai. La stanza che le viene assegnata ha belle pareti in assi di legno e un letto di circa un metro. Dalla finestra, quattro piani più in basso, vede una strada di Londra. Il suo primo fine settimana trascorre così, a disfare bagagli in quella camera in cui si respira assenza di nostalgia di casa. E più tardi, sotto il gocciolio della condensa lungo le pareti, continua a pensare di trovarsi esattamente dove vuole essere. Arriva il lunedì ed è tempo di andare ad iscriversi alla scuola di recitazione. Si ritrova in mezzo a persone già integrate nel gruppo di studenti, ragazzi che ridono e fumano e mostrano il loro brio. Una volta di nuovo in camera, trascorre la notte facendo pronostici sul trimestre. Accanto a chi sedersi? Non è una ragazza dalla parlantina facile e non è neppure una di quelle che ha l’affitto pagato grazie al lavoro da modella o ai soldi che arrivano da casa. No, lei è diversa dagli altri, ma è animata dalle migliori intenzioni e ce la farà. Anche se è davvero giovane, la più giovane del suo anno, e anche se, per rendersi appariscente, dovrà cominciare a fumare sigarette. Ha una certezza che la anima: sarà un’attrice e diventerà famosa…

Lei è appena arrivata nella Londra sregolata e irresistibile degli anni Novanta con il sogno di diventare attrice e ha deciso di seguire i corsi di una scuola di recitazione piuttosto nota. Lui è più grande di lei, ha vent’anni di più, è un attore di teatro già conosciuto ed è intento nella scrittura di una sceneggiatura. I due si incontrano, condividono tè, birre e sigarette nel buio di una stanza e finiscono con l’innamorarsi. Ma si tratta dell’amore tormentato tra due anime vulnerabili e spezzate, un sentimento carico di sofferenza, violenza, sesso sfrenato, abuso, indifferenza, silenzio. Eimear McBride – scrittrice considerata una delle voci più autorevoli della letteratura contemporanea irlandese e non solo – offre al lettore una storia durissima, che toglie il fiato e non lascia scampo. La McBride si serve di uno stile che, omaggiando tra gli altri James Joyce, frantuma qualsivoglia regola del romanzo tradizionale, riducendo la struttura all’essenziale e lasciando che la voce della protagonista liberi il flusso dei propri pensieri e racconti una storia terribile e sofferta, mostrando una volta ancora l’immenso potere delle parole, ciascuna delle quali rappresenta una profonda ferita dell’anima. I due protagonisti della storia – che solo verso la fine della vicenda acquisiscono il diritto di essere identificati attraverso un nome proprio – portano su di sé tutti i segni di ogni battaglia combattuta in quel devastante teatro di guerra che è l’amore e la loro sofferenza trova respiro, di tanto in tanto, solo nelle meravigliose istantanee di profonda bellezza di cui la McBride omaggia il lettore. Una lettura a tratti disturbante, in un equilibrio continuo tra tragedia e amore, che si dimostra tuttavia unica strada percorribile per raccontare i sentimenti, le emozioni, i ricordi, la bellezza delle cose in un mondo governato dalla crudeltà. Un’iniziazione artistica e sentimentale narrata in modo singolare e magistrale, una lettura che si insinua nei recessi della mente e lì si deposita, in attesa di essere richiamata ancora e ancora, per ricercarne nuovi significati e nuove emozioni.