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Bond, James Bond

Bond, James Bond

Il fenomeno James Bond è stato a lungo analizzato ed è entrato nei corsi di studio universitari, in particolare di Sociologia e Scienze della Comunicazione, portando alla luce una definizione tutta nuova di cultura alta e bassa, di mescolamenti che poi sarebbero stati all’origine di un nuovo modo, più consapevole, della loro fruizione: pensiamo a Indiana Jones e Star Wars. È in qualche modo l’oggetto, il buon vecchio James, differentemente declinato nella sua figura da Sean Connery nell’antesignano cinematografico del 1962 Agente 007 – Licenza di uccidere in giù al cinema e attraverso i media. Lui è l’agente segreto più famoso del mondo, nato dalla penna dello scrittore inglese Ian Fleming, lui stesso molto attivo negli anni della Guerra fredda nei servizi segreti britannici (sulla sua vita ne è stato realizzato recentemente anche un biopic televisivo con protagonista Dominic Cooper), che ha avuto una vita avventurosa e tante donne come il suo alter ego sulla carta. Ma James Bond è stato reso ancora più popolare attraverso la faccia di tutti coloro che in oltre cinquant’anni l’hanno interpretato, dal succitato Sean Connery - che per l'appunto lo ha reso semplicemente immortale - a Daniel Craig, passando per George Lazenby, Roger Moore, Timothy Dalton, Pierce Brosnan, diventando in questo modo una figura immaginifica, iconografia di un mondo visuale e intellettuale. Sono stati realizzati studi, articoli, saggi, che danno una panoramica non solo sul personaggio, ma soprattutto sulla sua percezione da parte del pubblico, nel cui immaginario collettivo permane, e in merito alla rappresentazione che ne viene di volta in volta data…

Bond, James Bond. Come e perché si ripresenta l’agente segreto più famoso del mondo: in questa raccolta di articoli e saggi curata da Alberto Abruzzese, sociologo, e Gian Piero Jacobelli, filosofo, gli autori ricostruiscono la figura attraverso un’analisi storico-scientifico-filosofica che prende a mani basse nozioni e derivazioni da Schiller, Brecht, Nietzsche, il cyberspazio, il mondo della robotica. Scienza e filosofia si mescolano in un racconto che arriva dall’analisi del Novecento alle contraddizioni delle guerre successive alla Seconda mondiale (pensiamo a quella in Vietnam), fino ad arrivare al ruolo del mezzo digitale: vengono messe in campo anche la teoria di Claude Shannon, Marshall McLuhan, il pensiero di Donna Haraway sul tema del cyborg, la pluralità delle funzioni, persino la musica di Bach. Ma James Bond è anche fumetto e cultura di massa: è Batman, Superman, il tenente Colombo, Zorro, Perry Mason, Topolino. Per parafrasare Umberto Eco, anche qui citato, è cultura alta e cultura bassa: è l’Ulisse di Joyce e di Tennyson, ma è anche la macchina che guida e che lo rappresenta, la Aston Martin, è pubblicità, è consumo, come il sesso che non è mai per amore, è come un fazzoletto di carta, ci si soffia il naso e poi si butta. James Bond è cambiato nella sua trasposizione odierna dagli anni della Guerra fredda ed oltre fino ad avere la faccia e i capelli biondi di Daniel Craig, è diventato protagonista della società della post-opulenza. L’agente segreto più famoso al mondo è così la quintessenza della rappresentazione della società dello spreco e dell’abuso che si perpetua nel tempo, che ha superato il secolo breve e il post-moderno entrando in un terzo millennio che è ormai post a tutto e forse si sta portando a creare qualcosa di nuovo.