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Bosco dei Platani

Bosco dei Platani

“Laggiù nella pianura c’è un piccolo paese appoggiato ad un fiume proprio dove il suo lento procedere compie un’ampia ansa”. Davide si chiede se tale conformazione non sia dovuta al disgusto del corso d’acqua di imbattersi in un paesaggio diverso da come il suo flusso lo aveva modellato nei secoli e se per questo, dunque, il fiume scatena spesso le sue inondazioni. Cercando di evitare i contrasti tra il paese e il fiume, preferisce camminare “nei tratti di verde...quei rari luoghi custoditi dall’intransigenza dei contadini e dal loro difficile carattere”. Ogni volta che li incontra, non manca di complimentarsi per il loro duro lavoro con amichevole sorriso, ma, anziché ricevere lo stesso cortese trattamento, lo minacciano sguardi sospetti, diffidenti per via di quelle sue lunghe camminate in campagna. Ma non sa che proprio questo gli conferisce “il libero accesso al Bosco dei Platani”. Non appena vi si addentra, nella mente di Davide iniziano a levarsi pensieri che non gli appartengono: la natura gli sta parlando. “Voi umani e le continue depressioni! Siete talmente presuntuosi da ritenere che sia la vita stessa a doversi adattare ai vostri desideri!”. Sconvolto, impaurito, credendosi pazzo, Davide ritorna immediatamente a casa, ma, per mettere alla prova la sua “fantasia”, il giorno seguente decide di tornare al Bosco dei Platani. Sedutosi sul ceppo di un albero, sente di nuovo una voce insinuarsi nella sua mente. Davide non fa a meno di chiedere perché riesca a sentire le piante che popolano quel bosco. Pur essendo, all’apparenza, un bosco come tanti altri, a inviargli i loro pensieri è lo spirito degli abitanti del Bosco dei Platani. Davide vuole conoscere la loro storia e questo non gli viene impedito. Ma lo farà ad una condizione: deve raccontare la propria...

Cosa succede quando si vuole ottenere la libertà, perdendo “il dono della vita stabilita dalle regole del Tempo?” Cosa significa essere disposti a tutto per conoscere sé stessi? Domenico Corna trova nella dimensione della favola la formula collaudata per l’esplorazione di tematiche profonde e universali, di anime limpide, sensibili e affini il cui incontro può portare alla costruzione di qualcosa di nuovo, un “Nuovo Mondo”. Sin dalle prime pagine l’atmosfera ovattata sfocia in una dimensione onirica e spirituale, in cui Davide, sorpreso dalla propria capacità di poter ascoltare gli abitanti del Bosco dei Platani, accetta di voler intraprendere il percorso per arrivare alla Conoscenza. È da qui che la trama si fa più complessa. Dopo il racconto di Davide, della sua storia, con cui ricorda la moglie Michela, prendono voce gli altri personaggi: a partire dal Vecchio Platano che spiega come siano finiti lì nel Bosco dopo la Grande Divisione, al Salice Piangente, alla Talpa Amerìga, finché la narrazione non si intreccia con la figura di Laura, bambina destinata a compiere un percorso identico a quello di Davide, e si conclude con Michela. La costruzione di un nuovo mondo a cui è chiamato il protagonista iniziale è la metafora del cammino introspettivo che ognuno di noi dovrebbe compiere, ricercando quella purezza del pensiero e dell’animo tipica dei bambini per attenuare l’insensibilità, l’intransigenza, il distacco e la freddezza che governa le relazioni tra gli adulti. È nell’evasione, nella fantasia la chiave di volta per alleggerire e digerire la realtà, la propria vita, così da farla sembrare “la più bella favola mai narrata”.