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Brava ragazza, cattiva ragazza

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Cyrus Haven è uno psicologo criminale che collabora con la polizia a cui viene chiesto di analizzare la mente di una ragazza residente in una casa-famiglia per adolescenti problematici. La giovane ha alle spalle un passato molto oscuro: si tratta infatti della celebre “Faccia d’angelo”, la bambina ritrovata solo qualche anno prima rinchiusa in una casa a nord di Londra, sporca, denutrita e sofferente per rachitismo. Era stata rapita da un pedofilo che, alla fine, è stato ucciso, lasciando per mesi la ragazzina reclusa in una stanza segreta. “Faccia d’angelo” non ha età, non ha passato, dice di non ricordare nulla e le è stato dato per legge un nuovo nome: Evie Cormac. Quando Evie avvia una causa in tribunale per far confermare la sua raggiunta maggiore età e la sua capacità di badare a se stessa, la richiesta viene rifiutata: il giudice le offre ancora un anno di tempo prima del compimento per legge dei diciotto anni, tempo nel quale dovrà rimanere ancora controllata a vista nella casa-famiglia. Cyrus, però, che è affascinato da lei e che, probabilmente, ritrova nella sua anima parte della sua dolorosa storia personale, decide di offrirgli una chance: andrà a vivere con lui, nella sua immensa e decrepita casa di Nottingham ereditata dai nonni, dove potrà finalmente ridefinire il suo futuro, cercarsi un lavoro e mettere da parte un po’ di denaro per, poi, dopo un anno di custodia, vivere da sola e scegliersi il proprio destino. Mentre Evie fa il suo ingresso in casa Haven, lo psicologo è impegnato in un nuovo caso: l’omicidio della quindicenne Jodie Sheehan, all’apparenza brillante pattinatrice che nasconde, però, molti segreti. Nessuno è mai del tutto buono o del tutto cattivo e questo Cyrus Haven lo sa molto bene…

“Come psicologo criminale ho incontrato assassini, psicopatici e sociopatici, ma mi rifiuto di descrivere le persone come buone o cattive. Il male nasce dall’assenza del bene, non è qualcosa di predestinato, scritto nel DNA, o determinato da genitori di merda, insegnanti negligenti o amicizie crudeli. Il male non è una condizione, è una “prerogativa” e, a volte, questa “prerogativa” definisce la persona”… Michael Robotham ha saputo costruire un thriller psicologico quasi perfetto: oltre alle tematiche brutali quali l’incesto, gli omicidi efferati, l’autolesionismo, il romanzo contiene anche moltissimo spazio per l’analisi introspettiva dei personaggi in gioco. Cyrus non cerca nemmeno di nascondere i suoi trascorsi tragici: il fratello gli ha sterminato la famiglia mentre lui era fuori a giocare e ora, come unico superstite, lotta ogni giorno con i suoi demoni interiori. Forse proprio per questo si sente vicino a Evie: anche lei nasconde l’oscurità dentro di sé anche se, a differenza di lui, ha voluto rimuoverla e non parlarne più con anima viva. Il dono speciale di Evie, ossia capire quando una persona mente e quando dice la verità, la rende ancora più affascinante: Cyrus non può far altro che cercare di capirla e, attraverso questa tensione, comprendere anche se stesso e le proprie fragilità. I personaggi di Brava ragazza, cattiva ragazza sono estremamente umani: ricchi di luci ed ombre e, tra i tantissimi colpi di scena, si impara ad amarli per ciò che sono, individui ammaccati dalla vita e dal buio. Robotham, inoltre, ha uno stile particolare che cattura il lettore dalla prima all’ultima pagina: costruire un thriller non è sempre facile perché a volte si perde in credibilità, ma questo non succede se gli elementi sono così ben orchestrati da immergere totalmente chi legge nella storia, facendolo empatizzare con i protagonisti e facendogli venire la voglia di tentare anche di trovare delle soluzioni alternative al finale (peraltro quanto mai aperto) del romanzo. Il mondo di Evie e Cyrus è crudele, empio, ricco di fantasmi eppure è impossibile non immedesimarsi in loro: amare le fragilità, i buchi neri della loro anima e percepire la sofferenza che hanno patito come nostra.