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Bravo… continua così

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Quando Piero incontra Elena promette a se stesso di non cadere negli stessi errori commessi da suo padre Vito, fannullone dedito all’alcool e al gioco d’azzardo, e da sua madre Elena, la quale adora esclusivamente il figlio Gino, ignorando lui e la sorella Agata. Dalla madre Piero attende costantemente il “bravo…continua così” ed è disposto a lavorare in Svizzera, poi a trasferirsi a Milano, per ricevere un incarico prestigioso che possa renderla orgoglioso. Con Elena sembra l’inizio di una vita nuova. Lei lo ama follemente e i loro figli, Fabrizio e Laura, vedono nei genitori ciò che Piero non ha mai visto nella sua famiglia: l’unione e l’amore. Fino al giorno in cui, durante una scampagnata con i parenti, l’uomo percepisce una complicità insolita tra sua moglie e lo zio Giovanni che gli insinua una gelosia folle e una possessività animalesca. Per Fabrizio e Laura è l’inizio di un incubo: Fabrizio si allontana da casa per studiare a Siena, ma un forte senso di responsabilità verso la mamma e la sorella, lasciate in mano a quell’uomo che non sembra più suo padre, lo spinge sempre a tornare e a modellare la propria vita su questa voragine familiare che gli toglie i sogni e la libertà. Sposando Simona pensa di liberarsi di questo fardello, ma in lui c’è qualcosa di Piero che non tarda a rivelarsi…

Romanzo d’esordio per Francesco Ciancio, Associate Certified Coach e autore del blog www.breakyourchains.it, dove mette a frutto le competenze e le esperienze maturate attraverso i personaggi descritti per mettere in luce il tema della consapevolezza e della ricerca della felicità. La storia, delineata linearmente secondo una linea cronologica molto precisa e dettagliata, ha il pregio di empatizzare con chi, come riportato nell’introduzione, ha avuto ogni tanto il dubbio di “aver vissuto o di vivere una vita che non sente propria”, ma, soprattutto, con coloro che adottano inconsapevolmente un comportamento modellato su quello della propria famiglia d’appartenenza o di figure particolarmente rilevanti nella propria esistenza. Il linguaggio adottato è semplice, ponderatamente descrittivo e lo stile è più volutamente introspettivo per consentire al lettore un’immedesimazione nei pensieri di Fabrizio, i quali, seppur all’apparenza ammassati alla rinfusa, in realtà risultano tratteggiati così analiticamente, anche nella loro incoerenza, da sembrare perfettamente credibili. Nonostante l’insegnamento sotteso – vale a dire l’essere un prodotto del proprio passato – non sia originale, l’autore riesce a non cadere nella banalità e traccia la catarsi di Fabrizio con i tempi giusti, rallentando soltanto nell’ultima parte – relativa alla figura di Anna e al dialogo finale con Piero – che, sebbene sia chiaro rappresenti il punto di svolta da cui passare, risulta a tratti prolisso, inficiando la scorrevolezza che, invece, costituisce un punto forte dell’opera. Infine, è particolarmente apprezzabile affrontare la questione della violenza familiare e delle conseguenze, alla quale essa conduce, con delicatezza e senza scadere nel moralismo che è sempre in agguato, quando si trattano questi temi.