Salta al contenuto principale

Breve storia sui futuri della casa

Breve storia sui futuri della casa

La casa bunker è una fortificazione, si difende dalla città disordinata, nemica. La casa nido è un vaccino contro la prossima pandemia socio-sanitaria; contiene soluzioni per prendersi cura delle persone che accoglie. La casa bicicletta, come il mezzo più sostenibile che ci sia (dopo le gambe), non inquina, non consuma, non isola, crea soprattutto relazioni, anche con l’ambiente. La casa shuttle è il culmine dell’economia circolare, intelligente grazie alle tecnologie innovative, ma usabile; la sua architettura è come una piattaforma informatica aperta, una sorta di Wikipedia. Le quattro abitazioni simbolo hanno il comune il carattere “usa e getta”, in contrapposizione all’immutabile “mattone” di un tempo. Ci aiutano a vivere il prossimo futuro in qualunque condizione, anche ostile. O, almeno, a superare con successo la transizione verso un futuro assai diverso dall’oggi. Inutile cercare in rete mappe e planimetrie delle quattro casette, per adesso è importante immaginare. Nonostante il mondo attuale sia governato dai dati, se per ogni previsione è pronto un modello, il futuro esiste solo nell’immaginazione. Chiudere gli occhi e visualizzare una casa è un esercizio complesso: non bastano le sorprese tecnologiche già pronte, l’intelligenza artificiale dentro l’internet delle cose, i nuovi materiali, le soluzioni green. Occorre curiosità, preparazione per affrontare le emergenze, flessibilità per navigare tra le contraddizioni…

Il concetto di casa è in profonda evoluzione. Un indizio immediato e alla portata di tutti è il catalogo dell’Ikea. Sfogliandolo, anno dopo anno, si notano spazi più striminziti, arredi versatili, che si adattano a molteplici funzioni, più della semplice coppia letto-comodino o del tavolo da pranzo intoccabile per altri utilizzi. Instagram pullula di profili di persone che vendono casa per girare il mondo in camper o bivaccando presso conoscenti e sconosciuti. Le statistiche, citate in questo libro senza però riferimenti, ci comunicano che “molte persone comprano più divani-letto che divani normali. Questo significa pensare alla casa fluida”. In fondo è davvero così. E a badare a queste tendenze ci sono anche le imprese edili che hanno il compito di seguire il mercato e i desideri dei clienti considerando le condizioni urbanistiche, sociali, climatiche, economiche. L’autore della Breve storia dei futuri della casa, il triestino Fabio Millevoi, è direttore della sezione della sua regione dell’ANCE (Associazione nazionale costruttori edili), oltre a mille altre cose tra docenze e progetti di ricerca, e si definisce “futurista per necessità”. L’idea di tracciare una filosofia dell’ambiente domestico, proiettata in un futuro sempre più presente, è davvero buona. Dal tempo del lockdown e dello smartworking, mai così tanta attenzione era stata rivolta alle nostre quattro mura. Pensando, dunque, all’orizzonte del 2040, illustra quattro scenari e i rispettivi quattro modelli dell’abitare secondo il LICOf, un gruppo di lavoro nato in uno dei distretti di innovazione del Friuli Venezia Giulia. Nel saggio, Millevoi chiede interventi a esperti di diversa provenienza, dai CEO dei colossi energetici agli accademici, che scelgono in modi diversi di partecipare al progetto immaginativo, mettendo in campo storia personale e quesiti necessari.