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Breve trattato sulla stupidità umana

Breve trattato sulla stupidità umana

Se la testa degli stupidi non funzionasse, il problema sarebbe risolto. È errata e diffusa convinzione quella di ritenere che agli imbecilli non funzioni la testa: gli funziona, eccome. Male, ma gli funziona. “Gli idioti non sono come una lavatrice vecchia e arrugginita che nemmeno si accende”. Sono invece una lavatrice che perde acqua, rovina gli indumenti e ti dà la scossa se ti avvicini per aggiustarla. Il principio metodologico di Ricardo Moreno Castillo passa attraverso il “rasoio di Hanlan” il cui assunto di non attribuire alla malvagità quello che può essere spiegato con la stupidità segue il principio del “Rasoio di Occam” in base al quale non bisogna postulare entità inutili e che, per risolvere un problema, bisogna optare per la scelta più semplice senza ricorrere a inutili elucubrazioni. Perché il non ingarbugliare le cose semplici e non dare ai problemi più importanza di quanta ne meritino è proprio della sensatezza, non della volgarità. E questo smentisce la comune opinione che vuole che lo stupido sia felice e spensierato. Non è vero. Se gli intelligenti si preoccupano di cose per le quali vale la pena, quanti non lo sono hanno preoccupazioni idiote: “Crucci che normalmente provengono dal complicare le cose semplici perché, al contrario di un’altra opinione molto diffusa, la semplicità e la stupidità non hanno niente in comune”. In sostanza, rendiamo complicata la vita per colpa della parte stupida che tutti inevitabilmente abbiamo. E quanto più grande è questa parte, tanto più complichiamo la vita a noi e agli altri, in modo non necessario. Una frecciatina come antidoto all’idiozia imperante la troviamo già nell’introduzione, allo scopo di mettere il trattato, come si suole dire, “a prova di stupido”: “Si parlerà di ‘stolti’ e ‘sciocchi’ e non di ‘stolti e stolte’ né di ‘sciocchi e sciocche’, confidando che l’arguto lettore comprenderà che tanto il plurale quanto l’indeterminato riguardano entrambi i sessi”....

Che belli i trattati scritti in modo chiaro, analitico e ironico avvalendosi del Metodo. Il Breve trattato sulla stupidità umana si pone con leggerezza tra il Trattato della vita elegante di Honoré de Balzac e Storia della bruttezza di Umberto Eco. A rendere gustoso questo breve saggio sono i toni a tratti caustici e non scevri da una ragionevole e realistica dose di misantropia degni di Bertrand Russel, senza però che il gusto dell’ironia prenda il sopravvento sul ragionamento. Se consideriamo che l’intelligenza collettiva i cui frutti diamo per scontati (basti solo pensare all’elettricità e agli antibiotici) è il risultato di secoli di esperienza umana e che questa procede gradualmente attraverso l’eredità del pensiero, l’osservazione dei fenomeni naturali, la produzione di letteratura medica e scientifica, i precedenti giurisprudenziali e le teorie dei fenomeni complessi che necessitano di lunghe analisi e si avvalgono quindi di cultura, di letteratura prodotta nel tempo e quindi di memoria, c’è da dire che stiamo messi male. Soprattutto perché la stupidità soffre di amnesia. Viviamo in una società che di memoria ne ha quanto un pinolo, che liquida l’approccio a un argomento con un like o un dislike in base all’umore o al trend e che boccia il ragionamento che superi i 280 caratteri. Se poi consideriamo che è possibile confutare le teorie di un astrofisico con il gesto dell’ombrello da parte di un geometra del catasto, che un manipolo di virologi predilige la visibilità mediatica alla coerenza rispetto agli enunciati del giorno precedente e alla dignità professionale cantando canzoncine idiote sul web, che la progettualità politica non supera le 24 ore, se ne ricava che la battaglia contro la stupidità è impari. Pensiero aristocratico? Sì. Non è tipico dell’ottuso l’assoluta impermeabilità rispetto agli esiti nefasti delle esperienze passate, la certezza granitica delle proprie opinioni o l’incoerente capacità di adattarle alla moda corrente rinnovando un’altra contraddittoria, ma altrettanto granitica, fede cieca alla nuova posizione assunta? (potrebbero venire in mente più partiti, movimenti o personaggi politici). E non è questa la caratteristica dei vertici, delle presunte “guide” della società globale? Non che il dubbio coltivato come nutrimento dell’intelligenza debba paralizzare la spinta al miglioramento di fronte alle certezze campate in aria degli stupidi, perché alcune certezze esistono: ad esempio quella che due più due fa quattro. A ciascuno le proprie conclusioni. Senza complicare troppo le cose.