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Brillo - La guerra degli ovetti

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“Brap rat tat tat”! È guerra nel paese di Fafifurnia! Ecco i primi colpi di cannone di un conflitto che durerà quasi sette anni e che verrà ricordato dagli storici con “un nome insensato, per non dire deficiente”: la guerra degli ovetti. Ma come è iniziata? Questi i fatti. Lavora nelle industrie di cioccolato Liebner un ometto di nome Uro Urzi. È lui che gestisce le ordinazioni: sorprese con renne e camosci per la Finlandia, poi gli ovetti diretti in Germania, infine patriottico ripieno di kitsch e amarene per la festa nazionale di Slubidura. Ma è innamorato, Uro Urzi, della collega Celeste Benedetta del Rosario. Talmente innamorato da confondere le ordinazioni nel goffo tentativo di invitarla a bere qualcosa. Così niente figurine di Thor e Odino per i bambini tedeschi, nessuna simbolica amarena negli ovetti di Slubidura. Il risultato: crisi diplomatica, chiusura delle industrie Libner, guerra… Sul campo di battaglia infuria il putiferio ma Battonzo “Puzzidda” Piludu, sardo naturalizzato fafifurnico, riesce a concentrarsi solo sulla sua faccia che cade a pezzi. Cosa penserà la sua Assuntina quando, e se, lo rivedrà?... Con sgomento e sorpresa si osserva la recluta Sdozzo fronteggiare i carri armati nemici sdraiato sul campo di battaglia. Dalla sua radiolina risuona Yesterday. Lo sentono dire: “U”... Dalle file nemiche qualcuno suona un flauto. La missione speciale del caporale Brillo, genio Guastatori, è di scoprire da dove provenga e annientare “la postfazione nemicola” superstite… Silenzio. Una macchina sepolta dalla neve. Una borsa. Una lettera: “Cara cara amore mio, com’è semo dirti addio senza ancora averti detto il mio amore. [...] E intanto domani parto per la guera”...

In libreria per Oblomov l’integrale di Brillo, serie nata dalla fantasia di Igort – pseudonimo di Igor Tuveri, sceneggiatore, regista, maestro del fumetto d’autore italiano – e pubblicata a puntate sulle pagine della rivista “Linus” nella metà degli anni Novanta. Un volumone di altissima qualità, 168 pagine in cartonato a racchiudere la storia di uno dei migliori fumetti, a detta di Oreste del Buono (scrittore, critico, direttore di “Linus” dal 1972 al 1981), del millennio. Sull’idea alle origini di Brillo (“un pompiere un po’ confuso, un pompiere piromane, in effetti”) così si esprime l’autore nella ricca postfazione al volume, che accoglie anche schizzi preparatori, approfondimenti, concept art e bellissime tavole inedite: “Il mio desiderio era fare una serie di storie che rendessero omaggio ai fumetti di Herriman (ndr Krazy Kat) o di Feininger, lievi e pieni di ironia poetica. Ma mentre procedevo il taglio delle storie inesorabilmente cambiò. Sulle pagine di Linus Brillo va in guerra e le storie si fanno dolenti, forse poetiche, senza dubbio amare”. Un oscillare tra umorismo e profondità che emerge ben chiaro dal racconto della guerra fratricida di Fafifurnia – al tempo era la sanguinosa guerra dei Balcani a imperversare nei notiziari – in cui si muovono, spassosi e grotteschi, buffi e talvolta crudeli, ometti con fattezze chiaramente ispirate all’espressività e alla marcata caratterizzazione dei cartoni e dei “funny animals” degli anni Venti e Trenta. Toni di cronaca, quasi da cinegiornale, un lessico strampalato di parole distorte ad accompagnare l’assurdità, la terribile durezza della guerra. Intervalli poetici e stranianti – i miracoli di Santa Ametista patrona di Fafifurnia, dispettosi fantasmi cinesi nascosti nel bosco vecchio, storie di uomini altissimi e solubili venuti da pianeti lontani – a spezzare, un disegno corposo e visionario che più di qualcosa deve, si spiega ancora nella postfazione, alla “nuova oggettività” antimilitarista di Grosz e Dix, acquerelli sfumati a creare “atmosfere sognanti”. Igort, maestro di sperimentazione, crea un mondo sgangherato, complesso, stratificato, un teatro in cui “pupazzi desolati sognano”. Da non perdere.