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Bunny Boy

Bunny Boy

Dicembre 2018. Ore sei di un mattino gelido. L’operatore ecologico Vito Bugli, dopo aver svuotato i cassonetti delle case popolari con la procedura automatizzata, impreca e inizia di malavoglia a raccogliere anche la spazzatura sparsa che ingombra il marciapiede e lo fa assomigliare a un cimitero. Qualche volta è più fortunato e tra le tante cianfrusaglie trova qualcosa di buono, ma non oggi. Il quinto sacco chiuso, però, pesa molto più degli altri ed è trasparente quanto basta per riconoscere una bocca umana premere contro la plastica azzurra e del sangue che si raccoglie sul fondo e poi gocciola sull’asfalto. Lascia cadere il sacco con un tonfo che gli ricorda quello di un cocomero marcio. Sono le tre del mattino dopo, quando Nina guarda l’ora sul comodino, svegliata dall’ennesimo incubo che le lascerà riconoscibili segni sul volto, a scuola. Il suo impianto cocleare è acceso e i rumori della notte sono confortanti più del nero in cui piomba quando, togliendo l’impianto, spegne anche i suoni. “Il letto è una tana morbida, calda, profuma” sotto il tepore del piumone; tuttavia, sa che non si riaddormenterà più e a piedi scalzi raggiunge il letto del fratello, accoccolandosi tra le sue confortanti braccia assonnate...

Tornano – cresciuti di qualche anno – i personaggi di Tracce dal silenzio e tornano nei loro ricordi gli orrori vissuti come antefatti appena accennati e sottintesi che incuriosiscono senza tuttavia distogliere l’attenzione dalle vicende attuali. Lorenza Ghinelli ci regala un romanzo duro e rabbioso, in cui non esistono quiete né redenzione, dove gli incubi sfumano nei fatti, rendendo la storia a tratti onirica e confondente ma allo stesso tempo incredibilmente carica di realismo. Una narrazione cupa, dove anche metafore e similitudini sono negative e macabre e le parole ostili scelte con cura lo rendono ancora più graffiante e brutale, dove buio e silenzio fanno paura anche agli adulti. Uno stile secco, tagliente, con capitoli brevi e una narrazione al presente che trasmette ancora più ansia, tensione e attesa. Quattro storie parallele ognuna difficile e inquieta, ognuna col suo bagaglio di dolore e dramma, ma legate da un dettaglio. Bunny Boy è un’urna di sentimenti intensi e di cattive azioni alla ricerca di un riscatto impossibile: bullismo, violenza, vergogna, stress post-traumatico, angoscia, menzogne, rabbia, rancore, odio, disprezzo. La storia di un animo spezzato che punisce per vendetta, e del quale ogni azione affonda radici in motivazioni reali o immaginate, ma solide. Il finale a sorpresa ma sospeso è degna conclusione e lascia spazio per un nuovo capitolo. “Quando ci si sbilancia sull’abisso non è all’abisso che si deve guardare: occorre dargli la schiena e aggrapparsi a quello che c’è, qualunque cosa sia, seppure esile.”