Salta al contenuto principale

Buona fortuna

Buona fortuna

Margot, trentotto anni, ha un lavoro precario: è una giornalista freelance e Giovanna, la caporedattrice del giornale per il quale lavora, la vessa pretendendo articoli sugli argomenti più assurdi. Margot ha anche un rapporto sentimentale precario: è fidanzata con Mario Stringa (detto Tormento), professore universitario di matematica lunatico e che non sembra raccontare tutta la verità. “Quando progettavo il mio futuro non avevo previsto di venire contraddetta dalla vita o forse avevo adottato con troppo candore il cliché standard della donna italiana e davo per scontato che a quest’età avrei avuto un lavoro stabile, un marito stabile e una serenità stabile. E invece”. Margot abita a Genova con il gatto “abbraccione” Diesel, l’unico legame affettivo che finora ha garantito stabilità alla sua vita precaria, ma adesso anche Diesel la sta abbandonando perché non sta bene a causa di un tumore. “Ho un dolore da gestire di cui non ho ancora chiari i codici, è il dolore che ti fa guardare il presente vedendo il futuro, un futuro dove certi rituali e certe presenze non esisteranno più, dove ci sarà ancora l’amore ma non il suo contenitore, un dolore preventivo che ti fa inciampare nell’adesso e non ti permette di gioirne quando tu vorresti solo strizzarlo il più possibile per salvarne fino all’ultima goccia”. Un giorno Margot si reca presso la ricevitoria della simpatica ottantatreenne Caterina per scrivere un altro dei suoi strampalati articoli impostigli da Giovanna. Così, quando la donna viene rapinata e aggredita finendo in ospedale, Margot decide di prendersene cura. In lei rivede la nonna ormai morta, una presenza che aveva dato per scontata e della quale adesso sente la mancanza. Margot scopre così che un imbroglio è stato ordito alle spalle dell’anziana e decide di improvvisarsi detective per aiutare la sua nuova amica…

Il romanzo alterna la narrazione spumeggiante di Margot in prima persona alla narrazione in terza persona che racconta le vicende vissute da Caterina. La protagonista di Buona fortuna è un personaggio con il quale si entra subito in empatia. È ironica e frizzante malgrado sia stata investita da uno tsunami: il dolore per la malattia dell’amato Diesel, lo sgomento davanti la scoperta delle menzogne raccontatele da Tormento. E poi c’è Genova, palcoscenico dell’azione, amatissima città di Barbara Fiorio. La città che Margot ci narra attraverso la rubrica “Vita ai caruggi” e della quale scopriamo i costumi, cucina e curiosità. “Ho escluso di sentirmi sola nella mia ignoranza e deciso che esistono altri miei concittadini all’oscuro del fatto che il gioco del Lotto è nato a Genova, molto tempo prima che a Napoli inventassero la Smorfia per decodificare i sogni da giocarsi. Una notizia che ho ritenuto necessario divulgare. A pensarci bene, in una Repubblica marinara indipendente chiamata “la Superba”, che batteva moneta propria e dove è nata la prima banca, sembra quasi scontata la nascita di un gioco d’azzardo personalizzato”. Buona fortuna è una storia di amicizia ma anche una storia che ci parla di rapporti malati, di ingiustizie. Una storia che, al pari della vita, a volte ci fa piangere ma che tra le lacrime è anche in grado di strapparci una risata.