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Buonanotte, Signor Tom

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A Little Weirwold gli alberi sono di tanti colori e i prati verdi, l’atmosfera è tranquilla e silenziosa, non c’è traffico, non si sentono urla, le persone sono gentili e sorridenti. È il posto migliore per stare lontani dalla guerra e dai bombardamenti che minacciano Londra. Quando apre la porta della sua casa vicino alla chiesa, Tom Oakley si trova davanti agli occhi una donna accompagnata da un ragazzino dall’aspetto cagionevole, magro e pallido, uno sfollato che la mamma ha acconsentito a mandare in campagna solo a patto che abiti vicino a una chiesa. È impaurito e insicuro, non riesce neanche a parlare e mangiare. La mamma gli ha sempre detto che è un bimbo cattivo che si merita tante legnate; di certo il signor Tom se ne renderà conto presto e lo picchierà a dovere. Ma il signor Tom è diverso, gli dà addirittura una camera tutta per lui e un letto sopra cui può dormire, e ha un cane che non è aggressivo né velenoso. Neanche le tombe del cimitero accanto al cottage sono poi così terrificanti come gli aveva detto la mamma, anzi passeggiarci in mezzo è piacevole. A Little Weirwold qualcuno vuole davvero bene a Will, a Little Weirwold Will può essere “bravo”…

Buonanotte, Signor Tom, esordio letterario di Michelle Magorian datato 1981 e pubblicato in italiano a quarant’anni di distanza da Fazi Editore, è una storia di accoglienza e di solidarietà, di amicizia e di affetto. Ma non entusiasma, nonostante quello che potrebbero far sperare i tanti premi vinti dall’autrice con questo romanzo, trasformato anche in musical, spettacoli teatrali e film. Forte è il riferimento all’Oliver Twist di Dickens per i temi della povertà e della fame, del maltrattamento dei bambini e delle penose condizioni di vita dei ceti poveri nelle grandi città come Londra, e se la trama e le tematiche affrontate sono di per sé valide e significativo è il ruolo affidato all’affetto e all’amore nella crescita di un bambino, il modo in cui vengono sviluppati i temi e lo stile di scrittura rendono il libro poco avvincente e a tratti noioso. Descrizioni non sempre funzionali e l’impiego di aggettivi troppe volte enfatici e poco realistici vanno a discapito della profondità, e il risultato è spesso un racconto degli eventi e uno sviluppo dei rapporti tra i personaggi troppo semplicistici (pure per il pubblico giovane a cui il romanzo si rivolge). La percezione è quella di un racconto lungo per niente, che mira a creare pagine di alta letteratura senza riuscirci. Il merito di Magorian consiste nell’aver reso noto un fatto storico poco conosciuto dal grande pubblico (anche se dopo il 1981 molti libri, film e documentari se ne sono occupati), ovvero che durante la Seconda guerra mondiale molti bambini vennero fatti evacuare da Londra, minacciata dai bombardamenti, e portati in campagna, dove furono accolti – in realtà non sempre bene – dalle famiglie locali. Vicende a dire il vero non circoscritte al mondo britannico, come ben ci insegna Il treno dei bambini di Viola Ardone.