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Buone notizie dal Vecchio Mondo

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Enrico e Norman sono a Vienna: sono in partenza per il loro viaggio. Enrico ha deciso di attraversare le quattro capitali dell’antico Limes danubiano: Vienna, Budapest, Bratislava e Belgrado. Norman lo accompagnerà fino a Budapest, dopodiché Enrico dovrà vedersela da solo. Il tragitto è quello dell’EuroVelo 6, che si snoda da Nantes, passa per la valle del Reno e si esaurisce nel Mar Nero, in Romania. Da Vienna, Enrico e Norman lasciano la ciclabile del Ring, imboccando il ponte di Aspern, l’ultimo prima della fine della Doauinsel, un’isola artificiale lunga venti chilometri costruita con lo scopo di proteggere la capitale austriaca dalle inondazioni. A mezzogiorno i due amici si fermano per pranzare in una Biergarten nei pressi di Orth an der Donau, nei cui dintorni c’è uno degli ultimi esemplari di Schiffmüle – letteralmente un “mulino navale”, in pratica un tipo di mulino ad acqua. Sarebbe bello fermarsi a dare un’occhiata ma non c’è molto tempo: la tappa del giorno prevede infatti una sosta nelle rovine della città romana di Carnuntum – oggi: Carnunto -, costruita a presidio del Limes danubiano. Arrivando alla meta nel tardo pomeriggio, Enrico e Norman si trovano ad essere gli unici due visitatori. Ne consegue che la visita è tanto gradita quanto suggestiva. Rimontati in sella, superano Hainburg an der Donau, l’ultimo centro abitato austriaco prima della Slovacchia. Da lì, non rimangono che quindici chilometri per raggiungere Bratislava…

Buone notizie dal Vecchio Mondo è un libro difficile da catalogare. Riassumendolo in poche parole, si potrebbe dire che le sue trecentoventi pagine narrano di un viaggio in bicicletta lungo le capitali che attraversano il Limes danubiano. In realtà, è molto di più. Analogamente a L’estate del gigante (2020), Buone notizie dal Vecchio Mondo è un’opera caleidoscopica che muta di natura a seconda della traiettoria dalla quale la si osserva. E che si fa amare pagina dopo pagina. Gli appassionati della narrativa di viaggio potrebbero in un primo momento rimanere delusi, dal momento che di viaggio in sé e per sé, all’interno del libro, c’è davvero ben poco – in questo caso si possono consolare con Gli Psicoatleti, 2019. Il viaggio è il pretesto di cui l’autore si serve per narrare la storia, la geografia, l’antropologia, la sociologia, l’architettura, l’urbanistica e l’attualità di posti che si conoscono piuttosto bene (Vienna e Budapest) e di luoghi di cui si è solo sentito parlare (Bratislava e Belgrado). Accompagnato inoltre sia dalla trilogia di Sir Patrick Leigh Fermor (Tempo di regali, Fra i boschi e l’acqua e La strada interrotta), in cui l’autore inglese ha narrato del suo viaggio a piedi da Londra a Costantinopoli; sia da Danubio di Claudio Magris, una raccolta di racconti in cui il Premio Strega ’97 descrive il suo viaggio lungo i territori della Mitteleuropa – il lettore viene catapultato assieme a Enrico e Norman nell’Est dell’Europa, dove, chilometro dopo chilometro, si abbattono stereotipi, si fanno incontri memorabili, si rimane affascinati dalle meraviglie naturali e artificiali, e ci si imbatte nella crudeltà della guerra. Ma soprattutto, si conoscono a trecentosessanta gradi dei territori che hanno contribuito a rendere l’Europa il posto fantastico in cui viviamo oggigiorno.