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The butcher

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Steven Minelli taglia la carne con una sicurezza tale che, come gli fa notare il proprietario della macelleria in cui ha trovato lavoro, sembra nato con il coltello in mano. Quando gli viene chiesto se nella sua vita precedente fosse un serial killer, abituato a maneggiare la mannaia, Steven sorride e risponde che in realtà in America lavorava in banca e si occupava di investimenti finanziari ad alto rischio. Fin dal primo giorno di lavoro in macelleria, tutti lo hanno bombardato di domande, cui l’uomo risponde ogni volta con garbo e una sottile ironia. Il negozio è spesso affollato di clienti che attendono il loro turno muniti di numero di prenotazione. Il bancone della carne ha una vetrina illuminata da potenti faretti led che la fanno sembrare quella di una pasticceria di gran classe. Steven è gentile con tutti e galante con le donne, anche le più anziane, che apprezzano i suoi gesti da gentiluomo e flirtano con quel bel ragazzo alto e muscoloso, che indossa la t-shirt anche se è gennaio è la temperatura esterna è piuttosto bassa. Più tardi Alfredo, che gli ha chiesto di aspettarlo, inserisce l’allarme, chiude la porta e abbassa la saracinesca, gli porge una foto di piccolo formato in bianco e nero che ritrae tre ragazzini magri e sorridenti in pantaloncini bianchi e maglietta. Sullo sfondo una porta da calcio senza rete e ai piedi di uno dei ragazzini un pallone malconcio. Il giovane a destra è il padre di Steve, spiega Alfredo, che ritiene il figlio gli somigli molto. Nella casa che il padre gli ha lasciato in eredità lì a Cascinelle in Chianti e nella quale si è trasferito da tre settimane, Steven spalanca le finestre, per attenuare il puzzo di chiuso e di umidità, e accende il camino. Si concede un lungo bagno, cucina un piatto di spaghetti al pomodoro fresco e comincia a vuotare gli scatoloni con i suoi effetti personali, quelli portati dagli Stati Uniti. Nel silenzio ode un rumore d’auto che si avvicina e scorge due fari. Un SUV scuro è a sinistra della sua abitazione. L’abitacolo è buio e Steve, che ha scostato una tenda e guarda attraverso il vetro della finestra, non riesce a vedere quante persone siano a bordo. All’improvviso un urlo, una portiera che sbatte, poi silenzio e il SUV che si muove. Steven afferra la Maglite e si precipita fuori. Seguendo il flebile lamento che spezza il silenzio della notte, scorge, nel fosso che fa da confine tra la strada e il bosco, una donna in elegante abito da sera, con la gola tagliata…

Scene rapide, che si susseguono l’un l’altra senza soluzione di continuità e senza lasciare neppure il tempo di un sospiro. Decisioni che vanno prese in un lampo, perché possono salvare vite umane e ogni istante di attesa mina la possibilità di farcela. Una casa isolata adiacente il bosco - in cui i ricordi sono liberi di fluttuare leggeri e di depositarsi sul cuore di chi quella casa ha deciso di abitare - che si fa testimone di un tentativo di omicidio, tanto cruento quanto misterioso, che grida a gran voce vendetta. Questo è, in sintesi, il cuore del romanzo di Philip D. Kutnetsov, una storia adrenalinica e rocambolesca in cui il protagonista - un italoamericano con un passato pesante e misterioso, con il quale fare i conti ogni giorno - si trova a combattere una battaglia di cui gli attori sono per lo più figure intoccabili, quei personaggi pubblici cui tutto è consentito e che, dietro una facciata di irreprensibilità, nascondono le azioni più grette e i più vili comportamenti. L’eroe chiamato a scoperchiare la pentola colma di omertà che tutti fingono di non vedere è Steven Minelli, un uomo che ha scelto di ricominciare e ha deciso di farlo in una terra che gli è estranea, ma che lo lega al padre, morto prematuramente in seguito a un incidente insieme alla moglie, e gli dà la possibilità di reinventarsi. Intrighi politici, affari loschi in cui è il denaro a dettare legge e pedopornografia sono il cancro che Steve deve debellare, aiutato dalla testimonianza di una escort, cui salva la vita, e dalla fiducia che gli amici del padre continuano a nutrire per lui. Un romanzo avvincente, scritto avvalendosi di una prosa essenziale ma decisamente efficace. Un intreccio che cattura sin dalle prime righe e si serve di un ritmo sincopato che spinge a sfogliare con urgenza quelle pagine, alla ricerca di risposte che chiedono solo di essere svelate.