Salta al contenuto principale

The cage - L’arena

The cage - L’arena

La petroliera che li aveva più volte messi alla prova, in un gioco a eliminazione, è ormai affondata. Del gruppo di sette ragazzi che si era ritrovato ad affrontare quella sfida sono rimasti solo in quattro: Ray, Helena, Malik e Phil. Sono in mezzo al mare, su una scialuppa, un po’ sollevati, un po’ terrorizzati. Sembrano diretti verso un’isola, di cui intravedono una lunga distesa sabbiosa con al centro un monolito color piombo, su cui appare la scritta “FASE RACCOLTA DATI CONCLUSA”. Altri ragazzi di età e nazionalità diverse giungono sull’isola provenendo dalla stessa petroliera, su scialuppe identiche alla loro. Si ritrovano sulla spiaggia in venti superstiti, e tutto sembra preannunciare una nuova sfida. I bracciali che hanno al polso si illuminano e danno loro precise istruzioni, anzi, ordini perentori: non seguirli sarebbe letale, come si accorgono non appena uno di loro tenta di sfuggire a quel destino e rimane stecchito. Il loro corpo è controllato da un impianto che tutti hanno dietro la nuca, in grado di punire ogni disobbedienza. Seguendo le indicazioni, entrano in diciannove in un’arena. Nulla promette bene, Ray ricorda cosa accadeva in posti del genere, l’uso che si faceva dei gladiatori al Colosseo: combattimenti per l’intrattenimento. Ma chi può essere lo spettatore in questo caso? Sono finiti in un reality show? I diciannove non ricordano molto della loro vita prima dell’arrivo alla petroliera. Quello che sembra accomunarli sono il dolore e l’esperienza della morte. Forse stanno vivendo tutti insieme un incubo o forse ha senso quello che Dana aveva rivelato a Ray sulla nave: non si tratta di un sogno, e quello che c’è da domandarsi non è né dove né come, ma quando...

The cage. L’arena si inserisce perfettamente in un genere, quello del romanzo fantascientifico e distopico, che domina la letteratura commerciale per ragazzi, soprattutto il settore young adult, purtroppo non sempre con risultati entusiasmanti. Il suo autore, Lorenzo Ostuni in arte Favij, è uno youtuber che conosce bene i gusti dei suoi follower e sa cavalcare l’onda del momento. In questo caso ci troviamo al secondo libro di una trilogia iniziata con The cage. Uno di noi mente, che già nel suo secondo volume rivela gran parte dell’enigma che si trova dietro la petroliera e l’arena, per poi promettere un ultimo risolutivo capitolo. Il romanzo, come il precedente, presenta una serie di prove, cui i ragazzi superstiti devono far fronte, stavolta usando meno la logica e sfidando sé stessi. Ciò che si trovano ad affrontare sono le loro paure e i loro traumi, e, se si tratta di un test, quello che si sta studiando è la loro resistenza psicologica. Il susseguirsi di eventi non riesce però a dare ritmo al romanzo, che nei primi capitoli risulta una lenta elencazione e solo verso la fine si sintonizza su una frequenza migliore. I personaggi non sono molto approfonditi, i dialoghi non eccellono; si rimane distaccati per buona parte del romanzo, a osservare il tutto che intrattiene rincorrendo un finale, che, con la sua rivelazione, vorrebbe riconquistare i lettori. Ostuni ripete i moduli di un genere che ha prodotto dei capolavori indiscussi, senza aggiungere molto di nuovo. Di fantasia ne ha, ma in The cage manca quel quid che fa venire voglia di rileggere un libro, un’anima insomma.