Salta al contenuto principale

Camilla - Tragedia

Camilla - Tragedia

Camilla è sorella di Orazio, uno dei guerrieri romani incaricati di sfidare i Curiazi per porre fine finalmente alla lunga guerra con Alba. I tre Orazi si trovano di fronte ad un dilemma atroce, dato che la loro sorella Camilla è sposa proprio di un Curiazio. Quest’ultimo, come gli Orazi, ha un grande senso dell’onore. Perciò deve scegliere tra l’amore per Camilla e la fedeltà alla patria. Camilla fa allora di tutto per scongiurare la lotta intestina tra il marito e i fratelli, ma invano. A nulla servono le sue accorate preghiere, le sue invocazioni alla madre Giunia e al padre Publio. Né riesce a convincere il marito Curiazio a rinunciare al suo “patrio amor”, per il quale non può non servire la sua patria. Orazio, a sua volta, non può che battersi per la libertà di Roma. Lo scontro avviene dunque in maniera cruenta e si risolve con la vittoria finale dei Romani. A questo punto Camilla inveisce contro il fratello Orazio, che le ha ucciso il marito, ribadendo la sua fedeltà amorosa. Orazio, a questo punto, si trova di fronte ad un'altra lacerazione interiore: vorrebbe perdonare la sorella, compatendone il dolore, ma non può tollerare che il sentimento prevalga sulla ragion politico. Perciò alla fine trafigge con la sua spada Camilla...

Pubblicata nel 1799, per poi essere ristampata due anni dopo grazie ad un intenditore d’eccezione quale Lorenzo Da Ponte, l’opera di Liruti non passa inosservata. Anzi, contribuisce ad arricchire il già consistente filone drammaturgico che attinge dal repertorio classico. Perché in essa va di nuovo in scena il topico conflitto tra il dovere, che impone di servire la patria, e gli affetti privati. In questo senso, la tragedia si inserisce nel filone drammaturgico inaugurato da Metastasio e imitato da molti epigoni. Peraltro con uno stile raffinato e una versificazione tecnicamente impeccabile. Dopo la prima riedizione del 2008, vede dunque la luce in versione aggiornata questa tragedia in versi, letteralmente disseppellita da Lettieri e Morano, dopo secoli di oblio. Si tratta di una riscrittura dell’Horace di Corneille. Ma non solo: è un’opera in cui coesistono molteplici suggestioni culturali, e che presenta complessi problemi filologici. Da qui la scelta dei curatori di approntare un’ampia introduzione, con cui il lettore è guidato passo passo negli incunaboli del processo creativo. Un vero e proprio saggio filologico-critico, che potrebbe anche vivere di vita autonoma. In esso i due curatori Michael Lettieri e Rocco Mario Morano non solo hanno approntato una fitta rete di notazioni (appunto) critico-filologiche, corredata da una bibliografia ricchissima, ma hanno anche innestato la figura e l’opera di Liruti nel più ampio contesto culturale in cui l’autore si è mosso.