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Camminando fra i boschi e l’acqua

Camminando fra i boschi e l’acqua

Il fascino per il viaggiatore in terre sconosciute si era già manifestato in Nick da bambino, del resto è cresciuto ascoltando i racconti del prozio, lo scalatore John Hunt, che aveva guidato con successo la prima ascensione all’Everest nel 1953. A diciotto anni scopre i libri di Patrick Leigh Fermor, resoconti del viaggio intrapreso “come un vagabondo, un pellegrino o un chierico vagante” per attraversare l’Europa a piedi, alla ricerca del proprio posto nel mondo. La lettura di quei testi è all’origine dell’idea di seguire le orme di Paddy, per vedere cosa sia cambiato in Europa. Dopo dodici anni di viaggi negli angoli più remoti del globo, stanco “della distanza svincolata dallo sforzo”, Nick stabilisce che il 9 dicembre 2011 inizierà la sua camminata, per esporsi completamente all’Europa e comprenderne i processi di perdita e cambiamento, ma anche per vivere una bella avventura. Il viaggio inizia allo Harwich International Port, dove si imbarca su un traghetto per solcare il Mare del Nord, diretto a Hoek van Holland, Paesi Bassi, dove incontrastati dominano “dispotismo geometrico di canali, polders e mulini a vento”. Da lì, un passo dietro l’altro, Nick attraversa Germania, Austria, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria, diretto al Corno d’Oro, ad Istanbul. Sei mesi dopo la partenza, all’età di novantasei anni, sir Fermor muore. Il 16 luglio, dopo duecentoventuno giorni, termina il suo viaggio, proprio lì, sul Bosforo, alla bocca del golfo, lungo lo stretto che separa le sponde dell’Europa dall’Asia, l’occidente dall’oriente...

A time of Gifts (1977), Between the Woods and the Water (1986) e The Broken Road (2013), quest’ultimo pubblicato postumo, sono i libri in cui sir Patrick Leigh Fermor, scrittore e viaggiatore britannico, narra dell’esperienza del viaggio intrapreso all’età di diciotto anni, che lo ha portato ad attraversare l’Europa, entrando in contatto con culture e paesaggi che nel corso del XX secolo hanno subito violenti e traumatici cambiamenti. Partito nel dicembre del 1933, Fermor scrive pagine intere, ricche di spunti geografici, storici, linguistici e antropologici, appunti che costituiranno i tre volumi della trilogia del lungo viaggio. Con l’obiettivo di seguire le orme lasciate da Paddy, Nick Hunt confeziona un diario di viaggio, che non può considerarsi un doppione vestito di un abito nuovo, ma una ricerca sul campo per capire quanto sia rimasto dell’Europa degli anni ’30, quanto sia scomparso, come la storia del Novecento abbia impattato sulle società degli stati attraversati dai due camminatori. Stessi luoghi ma tempi diversi. Quali le differenze? Il libro è molto descrittivo, e certamente gli amanti del genere della letteratura di viaggio non potranno non apprezzarne il contenuto. Di maggiore interesse sono gli aspetti storici, linguistici e antropologici, che l’autore innesta nello svolgimento della narrazione, soprattutto nella fase del viaggio tra Ungheria, Romania e Bulgaria. Molti gli argomenti di attualità affrontati nelle pagine. Dal governo di destra di Viktor Orbán, un tempo eroe della rivoluzione anticomunista, primo ministro di un paese caratterizzato da forti tendenze xenofobe e da un nazionalismo paranoico, all’atteggiamento culturale e spirituale dei bulgari, decisamente orientati a sud verso i Balcani, a est verso la Russia e i loro antichi oppressori turchi, del tutto privi di interessi verso i loro vicini settentrionali, non slavi. E poi la Turchia balcanica europea, dove Rafiq, un tizio dai baffoni bianchi, spiega che il governo islamista di Erdoğan intende distruggere il patrimonio di laicità di Atatürk, per trasformare la nazione in uno stato islamico di polizia. Quali sono state le conclusioni tratte da Hunt al termine del viaggio? Cambiamento o profonda continuità tra le diverse epoche storiche?