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In cammino – Poesie migranti

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“Tutti provengono da qualche parte / Tutti hanno un passato / Tutti all’inizio sono da qualche parte / Tutti sono da qualche parte alla fine”. Cosa vuole dire il poeta, con questo che ha tutto l’aspetto di un assunto? Che l’umanità intera è formata da individui che si spostano, che tutti noi siamo, chi più chi meno, il frutto di una migrazione. Ci si sposta per varie ragioni: i genitori di Rosen, entrambi ebrei, si sono spostati dalla Polonia alla Gran Bretagna per sfuggire alla persecuzione nazisti. Lui, nato nel 1946, ha vissuto l’emigrazione di ciò che rimaneva della sua famiglia di riflesso, vivendola attraverso i racconti dei genitori (“la sera dopo mangiato, / mamma parla della guerra”), grazie a foto ritrovate da un lontano parente americano, con le quali è riuscito a dare volti ai nomi degli zii mai più ricomparsi (“Fino a quando la sua polizia...vi mise su un treno per Parigi, / e poi su un treno per l’Est / da cui nessuno tornava). Con le foto gli è stato anche recapitato un vecchio giaccone che lui ha indossato fino alla sua completa disintegrazione: “Un giorno di primavera / arrivarono cose: / vecchi giornali, / vecchie foto e…un gigantesco giaccone a scacchi…Ma io tenni quel giaccone / e lo portai / e lo portai / e lo portai / fin quando gli si aprì / un buco nella schiena”. Migrare in un nuovo Paese significa anche subire sguardi malevoli (“Gli occhi ci vedono strani?”), affrontare stereotipi discriminatori (“Alla scuola nuova…uno ha detto all’amico / (indicandomi col dito): «Non far cadere dei soldi per terra; / altrimenti se li prende lui» / e poi hanno riso”). E che differenza esiste tra le migrazioni di un tempo e quelle odierne? Esiste?...

Michael Rosen è un personaggio molto conosciuto. Poliedrico, scrittore di libri per bambini e ragazzi tra i più apprezzati e con un proprio canale YouTube, è ricordato come l’autore di A caccia dell’orso (edito sempre da Mondadori), romanzo di grande successo. Questo volume, adatto anche ai ragazzi dagli 11 anni in poi, raccoglie, come già detto, poesie che hanno come tema la migrazione. Per il target a cui è indicato è ovvio che ci si trovi di fronte ad un linguaggio molto comprensibile, composto da parole di uso quotidiano ma intersecate e disposte in modo estremamente efficace che soddisfa anche lettori adulti. Rosen fa largo uso di anafore, le sue poesie sono spesso circolari, incipit ed excipit sono uguali e le simbologie sono molto intuitive. Inoltre le illustrazioni di Quentin Blake (che ricordano un po’ i tratti più indefiniti di Kathe Kollwitz), sono splendidamente connesse al tema centrale e forniscono un grande impatto emozionale. Saper interessare e smuovere emotivamente una così vasta e composita platea è una dote non indifferente, un dono di cui l’autore ci fa partecipi e una missione che solo la poesia può svolgere se la si concepisce come l’autore stesso, cioè come “un modo per pensare, che permette anche di lasciare le cose sospese…Di fare domande senza dare risposte troppo precise”. Una risposta precisa però la si può dare alla domanda conclusiva del riassunto. No. Esistono ancora persone che in varie parti del mondo decidono di allontanarsi dai loro luoghi e i motivi sono gli stessi. Si scappa dalla guerra, si scappa dalla fame, si fugge per necessità. Che ci si lasci dietro l’Afghanistan ri-precipitato nel Medioevo, la Siria dilaniata, il Sudan in fiamme, una qualunque zona disastrata dell’Africa o l’Ucraina offesa poco importa. C’è solo una differenza sostanziale a livello di terminologia, che lo stesso Rosen ci sollecita a tenere presente: non si confonda migrante con rifugiato. “Migranti sono quelli che viaggiano per trovare migliori condizioni di vita e potrebbero tornare nel proprio Paese di origine senza rischiare di morire, sebbene in condizioni disagiate. Rifugiati sono quelli che, costretti a lasciare le loro case, sarebbero in grande pericolo se tentassero di farvi ritorno”. È una precisazione dovuta perché spesso si considerano sinonimi ma nulla toglie ovviamente al diritto di accoglienza sia per gli uni sia per gli altri. Un’occasione da leggere.