Il trasferimento in campagna può riservare, all’incauto cittadino alle prese con un deciso cambio di stile di vita, più di una delusione e di una sorpresa. Forte del modello campagnolo intriso di stereotipi e deviazioni culturali, l’urbano in fuga - negli occhi le colline modello “Mulino bianco” - sbatte contro un luogo di odori forti, bestie selvatiche, vicini bruti, cacciatori rumorosi, incidenti nel fai da te e in tutti quei lavoretti nei quali si butta senza una necessaria esperienza di base. Non solo: l’alimentazione a base di cibi genuini e le sagre paesane a iosa mettono a dura prova il colesterolo, e sì che c’era da aspettarsi un’alimentazione più sana. Ci sono le allergie, inoltre, e non c’è modo di starsene tranquilli sull’amaca, circondati come si è da insetti di varie grandezze. E poi il rischio di avvelenamenti, quello di trovarsi in mezzo a un temporale, a tiro di fulmine. Soli e lontani dalle comodità cittadine. E allora? Mettere su un’azienda agricola e lavorare la terra? Difficile immettersi nel grande mercato e guadagnare: molto lavoro e molta spesa iniziale. La casa, infine: dov’è il rustico tanto ammirato in fase di desiderio e progetto? Quanti e quali lavori e costi per rimetterlo in sesto e poter finalmente campare in campagna?
