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Campionissimi – Un giorno nella vita di trenta grandi ciclisti

Campionissimi – Un giorno nella vita di trenta grandi ciclisti

Ventiquattro ore che hanno segnato la vita sportiva e non di trenta “campionissimi”. Nomi ormai nella leggenda, anche immeritatamente come nel caso di Lance Armstrong, che nel gotha dei campionissimi è entrato con l’inganno. Ma partiamo dall’inizio, scegliere trenta nomi ha per forza di cose lasciato fuori altri nomi che forse avrebbero meritato come gli altri di entrare nel libro, ma tant’è. In realtà nonostante le premesse o l’intenzione, se il focus è su quelle “fatali” ventiquattro ore per ogni nome c’è una storia, la storia dell’uomo e della sua bicicletta. Ecco allora un compendio della vita di Garin, un giunco di centosessantadue cm e 1 kg di peso (ca) per ogni cm. “Culo di ferro” fu battezzato lo spazzacamino che dopo aver vinto tanto vinse anche il primo Tour entrando così nella storia. La storia del Luison, un cognome che senza vincoli di parentela ci riporta ai giorni nostri, Ganna. La sua giornata è il 20 maggio del 1909, la vittoria al Giro di quell’anno, un giro sudato di fatica lacrime e sangue, ma il bello di questa storia è nel dopo, nel come Ganna – di cui è rimasta storica la risposta alla fatidica domanda sulla sua impressione a caldo: “Me brusa tanto el cu” – con il denaro della vittoria oltre a sposarsi e costruirsi una casetta fondò una piccola fabbrica di biciclette a cui diede il suo nome. Saltando negli anni arriviamo al 13 marzo del ’64, uno dei giorni in cui Girardengo ormai settantunenne si reca al carcere di Alessandria, è diventato ricco il Girardengo cantato da De Gregori, ma non ha dimenticato il suo amico Sante Pollastro e quel giorno, uno di quelli in cui si corre la Milano- Sanremo, è lì per chiedere al direttore di far lavorare i detenuti, lavorare pagati, al montaggio delle sue biciclette, quando si dice che non ci siamo inventati niente. Il 31 ottobre è il giorno di Alfredo Binda, a cavallo fra l’epoca delle biciclette che pesavano – e costavano - uno sproposito e il ciclismo moderno, non vinse il Giro di Lombardia ma quella gara gli fruttò dopo una lunga serie di vittorie, il contratto con la Legnano, squadra che non avrebbe più lasciato. E poi ancora nomi che tutti abbiamo sentito, che sono incisi nel cuore di chi ama questo sport, per ognuno un giorno esatto, un giorno che ne ha segnato la vita...

Un approccio diverso dai soliti libri tematici questo di Maurizio Crosetti, giornalista sportivo e non che nella sua carriera ha seguito sette mondiali e altrettante olimpiadi oltre a numerose gare di ciclismo. Dopo dieci anni una nuova edizione del libro: non un resoconto, per quanto appassionato, di imprese sportive, ma il racconto di un giorno, un solo giorno che in qualche modo ha segnato le vite di questi trenta campionissimi. Un termine che è stato usato per molti, anche se forse per chi non ha memoria storica, l’unico degno del titolo è Fausto Coppi. Ovviamente la scelta di un giorno preciso – che ha certamente un significato – è la base da cui parte Crosetti per raccontarci anche le vittorie e le sconfitte di ogni corridore di cui ci parla. Belle le ricostruzioni dei nomignoli, il soprannome che ogni ciclista vede accostato al suo nome, “culo di ferro” appioppato a Garin dopo 1200 km in sella, “signor diaul” al secolo Giovanni Gerbi, chiamato così per la spregiudicatezza nel perpetrare qualunque misfatto a scapito degli avversari, oltre che per l’immagine che si era creato ad arte. Commovente la giornata di Coppi, l’airone, così magro ombroso e quel naso che taglia l’aria, che affronta lo Stelvio l’1 giugno del ’53, ancora con Ginettaccio, di cui si sapranno tante cose molto tempo dopo. Si susseguono nomi e date, tutti con la loro storia. Crosetti ha deciso di lasciare anche la storia poco edificante di Armstrong, un uomo che ha stravinto grazie al doping ma nello stesso tempo con quelle vittorie è diventato un faro per tanti malati, gente che combatteva contro i tumori a cui la guarigione e la ripresa del ciclista ha dato la forza per andare avanti. Chiude il libro con una stretta al cuore, sì le date che hanno segnato il Pirata, quel ragazzo fragile che scalava le montagne con la grazia e la forza di uno stambecco, solo di una solitudine che non si cura. Al di là delle vicende narrate, qui più che in altri libri, si legge l’amore per la bicicletta e chi la guida. Si percepisce in questi racconti come il ciclismo, sia pure con le soddisfazioni economiche che soprattutto ai suoi albori erano grandi, rimanga pur essendo uno sport di squadra dove i gregari hanno un’importanza fondamentale, di fondo è solo la fotografia di un uomo (un campione) e la sua fatica, la sua voglia di vincere di riscatto di sfidarsi ogni volta che sale in sella.