Venezia, 23 giugno 2014. Il barchino scivola sull’acqua a velocità sostenuta, grazie ai settanta cavalli del fuoribordo truccato. Subito dopo aver superato il vaporetto che proviene da Sant’Elena, percorre altri cinquanta metri, poi la collisione con un ostacolo sommerso solo a metà è inevitabile. L’impatto è tanto forte che il motore ha uno strano singulto, prima che il barchino si rovesci e ne sbalzi fuori i due occupanti. Quando il vaporetto raggiunge il punto d’impatto, il mariner che sta prestando servizio a bordo nota qualcosa e si sporge: un cadavere galleggia, a pancia in su e completamente senza faccia, tagliata di netto dall’elica del barchino. Questo è quanto poco dopo l’ispettore Manin comunica a uno svogliato commissario Nicola Aldani, che se ne stava a rimuginare su una questione postagli al telefono dalla moglie Anna. Aldani pensa subito si tratti di un turista caduto in acqua, evento che accade quasi quotidianamente a Venezia, ma Marin gli dice che no, forse c’è altro ed è proprio questo il motivo per cui è necessario intervenire, tempestivamente se possibile. Il corpo martoriato, nel frattempo, è stato esposto sul pontile, di fronte alla Certosa. L’aria è pulita e frizzante e la temperatura, per il momento, si mantiene mite, anche grazie all’intenso temporale che poco prima si è abbattuto sulla città. Forse, pensa Aldani, si tratta di una breve tregua e presto l’afa tornerà a dominare l’intera zona. Quando giunge all’altezza della basilica di San Pietro di Castello, Aldani distingue in lontananza il pontile della Certosa e, ormeggiate al pontone, una volante lagunare con il lampeggiante acceso e la lancia della Scientifica. Poco lontano i Vigili del fuoco stanno assicurando un barchino rovesciato con alcune funi. C’è un agente della Scientifica che scatta foto al motore e alla chiglia dell’imbarcazione, mentre la figura inconfondibile del commissario Doria si erge in tutta la sua stazza. Qualche metro più in là, c’è un corpo adagiato sulle assi e un uomo, chino, che lo sta esaminando. Aldani avverte forte la sensazione che si tratti di qualcosa di ben più grave rispetto a un incidente. E infatti, poco dopo, Basenti, il medico legale, gli conferma che, quando è stato gettato in acqua, il corpo era già morto, probabilmente da diverse ore…

Quinta indagine per il commissario Aldani, uscito dalla penna e dalla fantasia di Michele Catozzi, autore originario di Mestre e vissuto a lungo a Treviso, dove si è occupato di giornalismo ed editoria. Venezia è una volta ancora la protagonista incontrastata di una vicenda che prende l’avvio da un incidente in acqua in cui viene travolto il corpo di un uomo. Non occorre molto tempo al medico legale per realizzare che l’uomo, quando è finito in acqua, era già cadavere: sul suo corpo, infatti, vengono rilevate ferite d’arma da fuoco. Difficilissima risulta l’identificazione del morto ammazzato, che ha il volto quasi inesistente, tranciato dall’elica del barchino che lo ha investito. Un caso complesso, quindi, per lo spigoloso commissario Aldani, uomo brusco e piuttosto diretto, capace tuttavia di cogliere ogni indizio e di lavorare con metodo e precisione, per cercare di trovare il bandolo di una matassa che appare fin da subito parecchio contorta. Sì, perché nel frattempo la città è messa a soqquadro da una serie di rapine perpetrate ai danni dei più lussuosi hotel della città. Il sospetto, vago all’inizio e sempre più forte man mano che la storia procede, che il cadavere senza nome sia in qualche modo collegato alle rapine, spinge Aldani a collaborare con una collega, il vicequestore Lena Morini, dal carattere sfaccettato e complesso quanto il suo, o forse di più. Con una prosa asciutta e tuttavia capace di agganciare il lettore alla pagina fin da subito, Catozzi racconta una Venezia diversa da quella ben nota ai più, una città in cui, tra fughe, assalti e incidenti diplomatici, si ricrea un ambiente che richiama il periodo in cui la tristemente nota Banda del Brenta seminava terrore nel nordest del nostro paese. Un intreccio accurato, in cui si mescolano episodi di storia documentata ad altri frutto dell’inventiva dell’autore; uno stile accattivante per una lettura godevole, che trascina il lettore tra canali e calli e lo lascia con il fiato sospeso fino all’ultima riga della vicenda.