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Cantiere Terra - Come l’ingegneria climatica può salvare il pianeta

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Entro una trentina d’anni potrebbero essere un miliardo i rifugiati per cause climatiche. Dal 1980 la frequenza delle catastrofi naturali è raddoppiata, il livello degli oceani aumenta a ritmi sempre maggiori e la concentrazione di CO2 nell’atmosfera è arrivata nel 2016 a un punto di non ritorno. Nel frattempo, la politica è bloccata dalla burocrazia e le attività di sensibilizzazione al rispetto dell’ambiente, da sole, non sembrano ottenere quei risultati immediati di cui abbiamo estrema necessità. Nonostante l’avversione di molti ambientalisti, l’ingegneria climatica potrebbe offrire una risposta a questa situazione drammatica. In tutto il mondo si moltiplicano i progetti per manipolare artificialmente il clima e consentirci, grazie alle più avanzate innovazioni tecnologiche, di tamponare se non risolvere quei danni che dalla rivoluzione industriale in avanti abbiamo inflitto al nostro pianeta. Roger Angel e Pete Worden, ad esempio, hanno sviluppato un’idea fuori dal mondo: un gigantesco parasole spaziale, costruito con componenti di alta tecnologia e materiale lunare, che permetterebbe di diminuire le temperature medie sulla Terra. Nel 2012 Russ George ha riversato 100 tonnellate di polvere di ferro nell’oceano Pacifico, al largo della Columbia Britannica, permettendo un vertiginoso aumento della presenza di fitoplancton e – a cascata – della fauna ittica. Dall’altra parte del mondo, ad Abu Dhabi, l’architetto Norman Foster ha realizzato Masdar City, una comunità urbana ad altissima efficienza energetica in mezzo al deserto, coniugando le soluzioni ingegneristiche più avanzate con la sapienza tradizionale per garantire agli abitanti la massima vivibilità. Molti altri sono gli esempi di come in tutto il mondo scienziati, imprenditori e visionari stiano cambiando le cose. Indietro non si può tornare: perché non andare avanti?

Dai giganteschi progetti per deviare i corsi dei fiumi, alle intelligenze artificiali che permetterebbero alle piccole aziende agricole di ottimizzare lo sfruttamento del suolo; dall’ingegneria genetica e gli OGM, fino al controllo artificiale delle precipitazioni: i progetti ingegneristici e imprenditoriali che promettono di rispondere all’emergenza climatica sono vari e interessanti, alcuni apparentemente folli e altri molto promettenti. Ognuno presenta, com’è chiaro, dei possibili effetti collaterali più o meno prevedibili e arginabili; per questo suscita grande avversione l’idea di combattere i danni dello sviluppo tecnologico ricorrendo a ulteriori sviluppi tecnologici. L’assunto da cui parte questo saggio di Thomas M. Kostigen è tuttavia difficilmente contestabile: le strategie adottate finora non stanno funzionando e siamo in drammatico ritardo rispetto al precipitare delle crisi. Il noto scrittore e giornalista, già autore di saggi sui cambiamenti e le abitudini che ognuno può adottare per ridurre il proprio impatto ambientale, propone ora una prospettiva radicalmente mutata rispetto all’approccio tradizionale alla questione: non è più possibile frenare o invertire il corso degli eventi, solo imporre ad esso la direzione necessaria grazie alla scienza, alla tecnologia, all’imprenditoria. Rimane appena accennata, per ragioni ovvie, l’altra grande questione: se siano davvero realizzabili questi grandiosi progetti senza una pianificazione politica stringente e centralizzata. Tuttavia Kostigen ci porta attorno al mondo alla scoperta delle grandi idee e delle innovazioni ingegneristiche, in questo viaggio di sedici capitoli chiari, ben scritti e ben documentati, riuscendo a semplificare le questioni più complesse e ad evidenziare gli enormi punti di criticità attuali e future.