31 ottobre, Lucca Comics & Games 2025. In una sala conferenza gremita di rappresentanti delle varie testate giornalistiche, Caparezza ha presentato il suo nuovo progetto, un disco che è anche un fumetto, un fumetto che è anche un disco. Nel momento in cui l’artista sta portando sui palchi di tutta Italia il tour omonimo, noi di Mangialibri vi raccontiamo cosa ha detto della genesi di entrambe le nuove opere.
“Orbit Orbit è innanzitutto una riflessione sulla creatività e sulla libertà, perché io credo che l’artista debba prendersi tutta la libertà possibile”, questa è stata la dichiarazione che ha dato l’avvio al discorso, una frase che in effetti riassume la poetica di Caparezza e il lavoro di riflessione su sé stesso degli ultimi dieci anni, iniziato con l’uscita di Prisoner 709 e culminato appunto con Orbit Orbit. Un percorso accidentato e non privo di ostacoli, dato quello che il rapper pugliese ha raccontato di come ha passato gli ultimi anni: “Qualche anno fa ho vissuto un momento personale terribile: all’acufene di cui soffrivo già da anni si è aggiunta l’ipoacusia, pensavo davvero di smetterla con la musica. Il fumetto mi ha salvato, infatti prima ho avuto l’idea di scrivere questa storia e solo dopo di trasformarla in un disco”. Ci sono infatti molti punti di contatto tra le due opere, a partire dal tema di fondo che è quello dell’ambientazione fantascientifica, una fantascienza che prende spunto sia da opere del secolo scorso che autori più contemporanei: “A me piace moltissimo Galaxy Express 999, le opere di Philip Druillet ma anche cose più contemporanee come la Shangri-la di Mathieu Bablet”.
E parlando di disegnatori Caparezza ha raccontato anche come si è svolto il processo creativo che lo ha portato a pubblicare infine il fumetto (uscito per Sergio Bonelli Editore): “L’unico disegnatore che ho scelto io personalmente è stato Matteo De Longis, che ha realizzato la copertina. Gli altri me li ha suggeriti l’editore ma mi sono trovato bene con tutti. Dato che il fumetto doveva essere un’opera collettiva, per non creare confusione nel lettore con il susseguirsi di stili di disegno differenti, abbiamo scelto di assegnare ad ognuno di loro una delle tante ambientazioni di cui è fatto il fumetto”.
La conferenza è stata anche l’occasione di ribadire quanto in generale il fumetto è sempre stato un tema presente nell’arte e nella vita di Michele Salvemini, alias Caparezza. Tanto che è arrivato a confessare “Io se incontro Paul McCartney gli stringo la mano, ma se incontro Gipi mi inginocchio proprio”.