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Carlo è uscito da solo

Carlo ha trentatré anni e non esce mai da solo. La sua è una quotidianità fatta di piccoli gesti ripetuti ciclicamente, “le giornate sono scandite da impegni fissi, da abitudini che rassicurano quanto il calore di un termosifone quando fuori è inverno’’. A tenergli compagnia è il padre ormai in pensione, che lo segue affettuosamente in ogni sua azione, guidato da un pulsante istinto protettivo. Si prende cura di lui insieme a sua moglie, madre di Carlo, e Giada, sorella più piccola di Carlo (che a breve si sposerà e inizierà una nuova vita lontana dal fratello). Carlo e il padre fanno sempre colazione nello stesso bar, alla stessa ora, con la solita ordinazione: cappuccino e brioche. Una mattina, dietro al bancone e a servire ai tavoli compare Leda, una giovane ragazza appena assunta, che fin da subito tratta Carlo in maniera diversa da come lo trattano tutti; è più attenta nei suoi confronti, più gentile, e iniziano così i primi scambi di parole, saluti regolari, e finalmente dopo tanto tempo il volto di Carlo si fa sereno, quasi allegro, gioioso. Qualcosa cambia o sta per cambiare in meglio, e non solo nella vita del giovane ragazzo, ma anche nella vita di chi lo circonda, grazie a Leda e alla sua presenza. Il padre per primo coglie questo cambiamento, quando confida alla moglie, dopo il raro e tenero sorriso di Carlo regalato a Leda, che “È come se si fosse aperta una crepa nella sua corazza, una breccia’’. Sembra che sia possibile una via d’uscita, e che ci sia ancora un barlume di luce, di speranza, finché Carlo scorge con lo sguardo, in una delle tante giornate, qualcosa che lo irrigidisce, lo pietrifica: Samuele, vecchio compagno di classe da cui è cominciato il suo tortuoso passaggio alla vita adulta…

Un romanzo sensibile, delicato, proprio come i suoi personaggi, quello di Enzo Gianmaria Napolillo (autore di Le tartarughe tornano sempre, finalista al premio Fiesole 2015 e al premio Brianza 2016). Servono calma e tatto per avvicinarsi al mondo di Carlo, perché la profonda diffidenza che prova si estende a tutto ciò che fuoriesce dalla sua zona comfort, dalla sua tana calda e sicura. Tra i tanti, Carlo è uscito da solo tratta di un tema complesso, ovvero quello della violenza e del bullismo adolescenziale. Tema che l’autore affronta su due piani temporali, alternando passato e presente nella narrazione. La stabilità che Carlo ricerca ha radici infatti nella sua adolescenza, segnata da traumi che lo hanno destabilizzato e reso fragile. Perciò il suo è un tentativo di cristallizzare la realtà momentanea e calma di tutti i giorni, innocua, che non può nuocergli in alcun modo, e solo così è in grado sopportare il presente. È ferito, vulnerabile, restio a fare nuove esperienze anche minime, e ogni cambio di direzione per lui è un salto nel vuoto, fa paura. A suggerirgli una possibilità di cambiamento è Leda, che rappresenta qualcosa in cui credere. Gli dona fiducia, nelle persone, nell’umanità, rivitalizza i momenti vuoti, rende meno grigie le sue giornate, e insieme capiscono che forse, se affrontate in due, le cose sono meno spaventose e meno difficili. Meno spaventose anche per lei, dato che si confideranno a vicenda e le esperienze e il passato della giovane barista si riveleranno non da meno rispetto a quelle del ragazzo. Percorriamo insieme a Carlo, quindi, un viaggio a ritroso, da dove sono iniziati i suoi problemi, fino alle conseguenze di questi. Lo accompagniamo e vorremmo dargli la forza e il coraggio di andare avanti nonostante tutto, nonostante i fantasmi del passato e nonostante la difficoltà di trovare un proprio ruolo nel mondo.