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Cartesio ti odio iperbolicamente

Cartesio ti odio iperbolicamente

Quello che abbiamo di fronte spesso è poesia. O forse no: “eri poesia, sei diventata una frase fatta!”. Le mani si chiudono a formare un cuore intorno ad un piccolo cuore pulsante. Siamo esseri pensanti, che negano e che dubitano, parafrasando Cartesio. Una semplice riflessione che accompagna quelle sull’essere un uomo, soprattutto libero. Cosa significa libertà? È forse libertà quella che ci consente di andare avanti? Sentirsi liberi però non equivale ad essere determinati, avere carattere e lottare per riuscire a raggiungere un determinato obiettivo, almeno non per l’autore. Perché soltanto in un secondo momento ci rendiamo conto che a portarci “nel mondo senza limiti della libertà è proprio la stanchezza”. Sì, soltanto quando siamo stremati siamo pronti a dire no e non c’è potere più grande di quello che consente liberamente di dire no anche a qualunque cosa. Graficamente siamo personaggi con lacrime che percorrono il nostro viso tra nuvole, palassi e microfoni. Dobbiamo ricordare di essere soltanto “un museo di catastrofi naturali. L’impresa sensazionale è arrivare fino a sera per chiudere di nuovo [gli occhi]”…

Nella quarta di copertina, per definire le pagine appena lette (o che si è in procinto di leggere), si offre la definizione di “picture book”, che per chi ama in maniera modaiola utilizzare la lingua inglese è diverso da un albo illustrato per l’uso che si fa della parola e delle immagini. Forse, invece, la definizione più esatta è quella data da Daniela De Marco nella prefazione, ovvero un “disordine di carta”. Pensieri sparsi, frasi uscite quasi per caso da canzoni mai scritte, che non si possono ingabbiare in poche parole, riflessioni che si trasformano in aforismi, accompagnati dalle illustrazioni calzanti e divertenti di Francesco Caporale, in arte Fra!, che sono la perfetta cornice del flusso di coscienza concepito da Tullio Cesario. Il tratto dell’illustratore milanese è fresco e sicuro di sé ed evidentemente strizza l’occhio a l’arte di Keith Haring. Il libro è coraggioso perché presuppone un’apertura mentale che alcuni lettori dimostrano di avere, soprattutto quelli che desiderano lo schema classico fondato su inizio, svolgimento e fine. Qui i colpi di scena non ci sono, ma c’è tanta poesia che si intreccia alla musica in cui è radicata profondamente la vita dello stesso Cesario. Non a caso, nelle ultime pagine si trova un codice QR che permette di scaricare ed ascoltare “Venezia”, il cui testo mette il giusto punto a quanto letto fino a quel momento.