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Cartografia, arte e potere tra Riforma e Controriforma

Cartografia, arte e potere tra Riforma e Controriforma

A Caprarola, nell’alto Lazio, sorge uno dei più maestosi palazzi tardo-rinascimentali italiani: il Palazzo Farnese, fatto costruire nel terzo quarto del XVI secolo dall’ambizioso Cardinale Alessandro Farnese, nipote di Papa Paolo III. Il perimetro del palazzo a forma pentagonale racchiude un pregevole cortile perfettamente circolare. Il piano nobile è diviso in due grandi e riccamente ornati appartamenti: quello invernale rivolto a sud, e quello estivo rivolto a nord. Tutto il palazzo celebra i fasti della famiglia Farnese, ne sottolinea il ruolo centrale all’interno della Chiesa cattolica e ripercorre momenti salienti della carriera del Gran Cardinale. Ma c’è una sala in particolare che distilla la quintessenza delle ambizioni politiche e geografiche, dottrinali e spirituali del Farnese: è la sala del Mappamondo, anche detta sala della Cosmografia. Una meraviglia. Un gioiello che unisce potere, arte e conoscenze geografico-cartografiche che per l’epoca erano “all’avanguardia”. Si tratta di una sala dedicata ai ricevimenti di personaggi illustri (sappiamo che vi giunse in visita papa Gregorio XIII, il quale, alcuni sostengono, ne trasse spunto per la Galleria della Carte Geografiche in Vaticano). Su uno dei lati corti della Sala è affrescato un Planisfero che fotografa l’orbis terrarurm non più semplicemente secondo la concezione simbolica della geografia propria del Medioevo, bensì con un approccio che riflette l’evoluzione della conoscenza del pianeta, che in quei decenni subiva una drastica accelerazione in ragione delle esplorazioni e dell’avanzamento tecnico-scientifico. Sui lati lunghi delle pareti sono affrescati, in scala maggiore, ciascuno dei continenti, sovrastati dalle figure dei grandi viaggiatori cattolici: Colombo (Cristo-foro, portatore del Cristo nel Nuovo Mondo), Marco Polo, Magellano, Vespucci, etc. L’altro lato corto riporta gli affreschi delle due regioni sacre, i due poli geografici che nell’immaginario cattolico (scosso nella sua centralità dalla spinta centrifuga protestante) rappresentano l’asse portante dell’universo terrestre e celeste: la Giudea e l’Italia, Gerusalemme e Roma, il suolo battuto dai piedi di Dio fattosi uomo e quello su cui siede il suo Vicario, lo slittamento dell’Oriente nell’Occidente. La volta della Sala sublima ed eleva questo maestoso viaggio per immagini sulle terre conosciute verso il regno dei cieli: le costellazioni dello zodiaco vi sono rappresentate in modo da mettere in risalto l’oroscopo personale del Cardinale Farnese, con la Bilancia e il Capricorno in posizioni di rilievo...

Insomma, lì dove il Cardinale riceveva gli ospiti più importanti si faceva circondare da una proiezione figurativa delle sue ambizioni politiche e geografiche. Dava la sensazione di poter possedere e racchiudere il mondo in una stanza, incarnando appieno la missione ecumenica della Chiesa, e pertanto candidandosi a divenirne il capo. Mentre nel Nord-Europa la Riforma metteva in crisi la centralità di Roma e del Papato aprendo la strada ai particolarismi delle chiese nazionali, il Farnese (nipote di quel Paolo III che avviò il Concilio di Trento e la Controriforma) ricollocava la Chiesa al centro del mondo, né proiettava l’abbraccio dottrinale fino ai limiti della Terra. Mentre le scoperte di nuovi territori aprivano la questione dell’evangelizzazione delle popolazioni indigene, la corsa a salvare nuove anime a Dio, il Farnese con questa Sala dimostrava la sua piena consapevolezza dell’ampiezza della sfida: una marcia a tempi serrati nella quale battere i concorrenti Protestanti, portando nel Mondo Nuovo non solo la parola di Cristo, ma anche la centralità di Roma e delle corone cattoliche sue alleate (la Compagnia del Gesù, che grande parte avrà in questa missione, era stata approvata dal nonno, Paolo III, e dai Farnese costantemente sostenuta). Nella volta zodiacale che sovrastava gli ospiti del Cardinale, si voleva poi mostrare come questa missione fosse in qualche modo già scritta e predetta nelle stelle. Di quella Chiesa che del mondo è centro – controriformato, rinnovato e ribadito –, i Farnese sono colonna. Questo libro si inserisce all’interno di una interessante collana della Franco Cosimo Panini che indaga vari aspetti della cartografia, specie rinascimentale e moderna, cogliendo i nessi che stringono la pratica del disegno del mondo all’arte, al potere, e alle temperie culturali dei tempi. Qui la Sala della Cosmografia di Palazzo Farnese a Caprarola è analizzata attraverso una doviziosa – e forse a tratti ripetitiva – ricostruzione del contesto: il rapporto fra Riforma e Controriforma e come questo si declinava nella concezione dell’immagine, della carta geografica, del destino dell’uomo nel mondo; la famiglia Farnese e il suo ruolo cruciale in questa fase tridentina; le ambizioni personali del Cardinale, iscritte nella più ampia vocazione geopolitica della Roma papale. Si tratta sì di un volume per specialisti, che raccoglie e interviene nel dibattito storico- artistico sul Palazzo Farnese, ma anche di una piacevolissima lettura per chiunque sia interessato alla cartografia in quanto “visione del mondo” (in senso sia letterale che figurato), all’arte tardo-rinascimentale e alla storia moderna. Disegnare il mondo si dimostra comunque un modo di possederlo intellettualmente, di concupirlo e di plasmarlo.