Salta al contenuto principale

Case vuote

Un pomeriggio qualsiasi, in un parco di Città del Messico, un bambino scompare. Si chiama Daniel, ha tre anni e stava giocando sullo scivolo fino a un attimo prima. La madre è seduta su di una panchina lì vicino, si è distratta solo pochi minuti per guardare il telefonino e quando ha alzato gli occhi Daniel non c’era più. I sensi di colpa travolgono la donna come un camion in corsa, mozzandole il respiro. Si sente, anzi è “un imbroglio di madre. Una madre che non ha visto” e perché poi non stava sorvegliando suo figlio? Perché stava chattando con Vladimir, l’amante “che le aveva rifilato scampoli di sesso facendoli passare per un grande affare e che adesso sentiva pure il bisogno di rallentare”. Ecco. Per implorare le attenzioni di un uomo che la vuole mollare – un uomo diverso da suo marito, il placido, arrendevole Fran – non ha esitato a trascurare suo figlio. E ora lo ha perduto. Ha perduto il suo Daniel, il bambino tanto desiderato. Sa benissimo che è un pensiero ignobile, ma avrebbe preferito perdere Nagore, la figlia della sorella di Fran, che hanno adottato quando sua madre è stata uccisa dal marito a Barcellona, dove abitavano. Ora la odia, odia suo marito Fran, odia l’amante Vladimir, odia se stessa… Un pomeriggio qualsiasi, in un parco di Città del Messico, un bambino appare. La donna in realtà ha sempre desiderato avere una figlia ed averla da suo marito Rafael, il violento Rafael, il distratto Rafael che non vuole metterla incinta e la tratta male ma che lei adora. Ma quando ha visto quel bambino da solo accanto allo scivolo, quando le si è presentata l’occasione se l’è presa e ha rapito il bambino, l’ha portato a casa sua. È da quel momento che il bambino – che lei ha subito ribattezzato Leonel – non smette di urlare. E ora urla pure Rafael: “L’hai rubato, brutta pazza? (…) sei matta, che c’hai in quella testa bacata, brutta deficiente?”…

“Cos’è una scomparsa? È un fantasma che ti perseguita e ti spacca in due”. La scrittrice messicana Brenda Navarro, molto impegnata politicamente e socialmente, fondatrice nel 2016 di un gruppo per la promozione della scrittura femminile, #EnjambreLiterario, affronta il tema della maternità raccontando un fatto di cronaca, il rapimento di un bambino. Ci sono una madre predata e una predatrice: la Navarro alterna il flusso di pensieri dell’una e dell’altra donna, senza uscire mai dalla soggettiva. Sono voci molto diverse: una donna appartiene alla media borghesia, l’altra al proletariato incolto, una donna si tormenta per la terribile mancanza d’amore che devasta la sua vita, l’altra perché la sua insaziabile voglia di dare amore non viene accolta dal suo uomo, che rifiuta di “certificarla” con la maternità, spingendo la donna a prendersi da sé quello che lui non le concede. E alternando queste voci così dissonanti, la Navarro in questo Case vuote esplora la faccia scura della maternità, i desideri, i rimpianti, le paure. Quando una madre perde un figlio, cessa per questo di essere madre? E quando una donna trova (o ruba) un figlio, questo fa di lei una madre? Pubblicato per la prima volta nel 2018 sul magazine online Kaja Negra, grazie al passaparola un anno dopo Case vuote ha trovato un editore, ma la svolta è giunta qualche mese dopo, quando il quotidiano spagnolo “El País” ne ha pubblicato una recensione entusiasta. Pubblicato oggi in diversi Paesi con grande successo di critica, è considerato uno dei romanzi messicani più interessanti degli ultimi anni. È uno sguardo impietoso e amaro al dietro le quinte della maternità: fuori amore puro, dentro un cuore di tenebra.

LEGGI L’INTERVISTA A BRENDA NAVARRO