Il significato ultimo ed autentico della funzione sociale dell’intellettuale dovrebbe risiedere, stando a quanto è stato fin qui tramandato dalle menti più eccelse della lunga storia del pensiero umano, nell’impegno a svolgere un ruolo di controllo e di denuncia critica rivolta verso il potere costituito. Non solo in difesa del ruolo autonomo della propria categoria, ma anche e soprattutto in favore di quello delle masse, soggette ogni giorno di più ad un ruolo ininfluente e assoggettato alla forza dei potenti, per liberare le loro menti dal giogo soverchiante di un pensiero che non li rende capaci di discernere ciò che vale da ciò che prevale, quel che è vero da quel che lo appare. Gli intellettuali di certo non sono infallibili, non detengono a loro volta verità infallibili, né tantomeno doti divinatore come i profeti di un tempo. Ma la condizione attuale in cui si trovano ad operare, li rende simili al personaggio di Cassandra a cui l’autore si rifà fin dal titolo del libro. Infatti, come il personaggio dell’Iliade, essi appaiono oggi condannati a loro volta a rivolgerci moniti e consigli destinati a restare inascoltati. Lo spazio del confronto critico con il potere, con la comunità della conoscenza, con la comunicazione, con la scuola si assottiglia sempre di più e rende alquanto arduo il loro compito di mantenere acceso il lume della critica in una società contraddistinta ormai dal vuoto della politica e dallo strapotere del marketing e di una comunicazione modulata su ipocrisia e menzogna…

Dinanzi all’aggravante atteggiamento di sudditanza al potere politico ed economico da parte degli intellettuali, Tommaso Montanari – insigne storico dell’arte, saggista e rettore dell’Università per stranieri di Siena – torna ora in libreria, a distanza di cinque anni dalla pubblicazione di Cassandra muta. Intellettuali e potere, con la presente versione aggiornata della stessa. Aggiornamento reso necessario dall’accentuazione del fenomeno verificatosi in questi ultimi tempi segnati dall’avvento della pandemia prima e della guerra in Ucraina poi, ma soprattutto dalla crescente emarginazione perpetrata dai governanti nei confronti di coloro che non si assoggettano al pensiero omologante. Montanari, che alla passione per l’arte continua ad accostare l’impegno a favore dei diritti civili e un’attività di testimonianza critica, concepisce un pamphlet fitto di citazioni, di rimandi al pensiero filosofico e culturale nel quale, alternando resoconti di eventi politici e-sociali a flussi di coscienza, zigzagando tra presente e passato, avverte quanto ben poco sia sopravvissuto oggi della preziosa indipendenza del giudizio critico degli intellettuali. Non solo, ma ne rivendica la necessità, il ruolo indispensabile a mantenere vivo quel senso di confronto che rende vitale l’essenza autentica della convivenza democratica. Godiamocelo tutto questo libro, perché chissà se s ne scriveranno più di testi così agli e sapienti nella consapevolezza che solo dalla semina del dubbio germogliano i fiori più di una certezza più valevoli e salutari.