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Catalogo dei silenzi e delle attese

Catalogo dei silenzi e delle attese

Cosimo Peragalli è un ragazzino giudizioso che non ama immischiarsi nelle risse dei compagni, piuttosto preferisce guadagnarsi il loro rispetto facendo l’arbitro, e non è cosa da poco. Mai sopra le righe, sempre ubbidiente, riesce a scoprire cose interessanti anche quando semplicemente viene mandato dalla madre in merceria, per un servizietto veloce veloce che invece gli occupa un’intera mattinata: stregato da quel mondo ordinatissimo di rocchetti di cotone colorato, fra le chiacchiere asfissianti delle donne che si raccontano malanni e frustrazioni, Cosimo resta frastornato e trasforma la sua frustrazione per il tempo perso in una scoperta meravigliosa. L’estate i suoi genitori sono soliti lasciarlo dalla nonna anziana, con mille raccomandazioni di non fare colpi di testa: per questo rimane chiuso in casa, mentre la nonna si aggira nel prato vicino per ritornare con una serie di erbe, animaletti, lumache, insetti che poi cucina con cura e dà da mangiare al nipote, nonostante il tanfo. I suoi genitori non sanno che la nonna fuma un sigaro, tutte le mattine: una sorta di rito del risveglio che condivide col nipote. Tutte quelle stranezze restano un segreto fra la donna ed il bambino. Quando anni dopo Cosimo torna a trovarla, nel rivederla in un letto ferma, con una badante, quando rivede la casa in ordine e pulita, sente che con l’arrivo della normalità, del talco e del detersivo, sta andando via il senso della vita...

Claudio Morandini è scrittore raffinato, incline all’umorismo grottesco, capace di allineare con i suoi racconti gli aspetti meno importanti della vita, quelli più nascosti ed insignificanti, a cui riesce a dare luce con sorprendente e disarmante naturalezza, grazie ad una prosa cristallina e fin troppo regolare, tanto da far sembrare normale ogni apparente difetto della vita. L’umbratile Cosimo, modernizzazione dell’antieroe novecentesco preda dei laccioli familiari e di incubi quasi reali, come le strane creature notturne che si trova a cacciare tutte le notti sui tetti, per finirne poi cacciato, l’uomo grassoccio preda del suo stesso corpo ma anche lacerato profondamente da due amori tanto diversi, carnali e malsani da non avere la forza di separarsene, è il prototipo di un mondo crudele nel quale per sopravvivere bisogna non essere appariscenti, ma osservare tutto, provare tutto, registrare tutto, nel silenzio e con distacco. A scuola trova la pace nell’unico angolo del giardino che non è baciato dal sole, e solo lì riesce a calmare le sue ansie. Gli occhi di Cosimo descrivono sia quello che si può dire che quello che non si riesce a dire, annotano pensieri, sensazioni, persone e situazioni che potrebbero schiacciarlo ed annientarlo se affrontate di petto, ma che riesce a superare grazie alla sua infantile innocenza, alla sua incapacità di accettare la sfida. Il mondo in fondo non è una sfida, almeno non è una sfida per lui: il mondo è come appare, crudele ed ineluttabile. Non è tanto l’idea di un romanzo che non è un romanzo, perché raccolta di tanti racconti autonomi legati fra di loro dal tema comune del “mondo di Cosimo”, a non convincere, anzi: proprio questo espediente rende la narrazione accattivante. È lo stile a suo modo caricaturale e barocco, grottesco e ridondante a disturbare, mettendo a nudo l’inevitabile insipienza della trama. Se un progetto c’è dietro questo romanzo, è molto nascosto.