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Catilina - Una rivoluzione mancata

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Sulle convulsioni della gloriosa Repubblica che si avvia al travaglio che sfocia nel cesarismo si spande l’ombra, misteriosa ed inquietante, di Catilina. Una figura, questa, enigmatica, bersaglio di feroci denigrazioni e di caute lodi. Comunque, centrale nella fase storica che segna il tramonto del regime repubblicano a Roma. Al suo fascino non sfuggono figure eccezionali, come quel Sallustio che poi scriverà la cronaca degli anni turbolenti che seguono i conflitti esplosi intorno al 63 a.C, e la levatura dei suoi avversari ne conferma l’eccezionalità: Cicerone, in primo luogo. Catilina, dunque, assieme allo stesso Cicerone, a Catone, Pompeo e Cesare, campeggia nel tempo dell’agonia repubblicana. La sua congiura, che in realtà si dispiega in più fasi, si inserisce nel conflitto tra ottimati e popolari. Non vi è dubbio, infatti, che egli sia stato il campione di quella ampia frangia di cittadini che volevano la cancellazione dei debiti. Così come la sua azione anticipa, tentando l’ennesima spallata ai danni del potere senatoriale, quella di Cesare, a sua volta catilinario per calcolo. La cui ascesa, nella visione di Sallustio (e non solo), rappresenta una sorta di vittoria postuma di Catilina. A scorno di quel Cicerone che si autoproclama salvatore della patria e custode della tradizione, proprio contro le istanze popolari e innovatrici incarnate dallo stesso Catilina. E protagonista di quelle manovre subdole che determinano le ripetute sconfitte elettorali del cospiratore…

Luciano Canfora, intellettuale di lungo corso e profondo conoscitore del mondo classico, in questo denso volume ricostruisce, facendo ricorso ad un apparato bibliografico poderoso, il complicato mosaico che rappresenta il crepuscolo della Repubblica. Catilina, come recita il titolo, è il protagonista di una rivoluzione mancata. Rivoluzione che, come un fiume carsico, riaffiora e travolge gli argini comunque, da lì a poco. Sia pure tramite Cesare, come si ribadisce nell’Epilogo del volume. Intorno a Catilina si muovono figure di grande rilievo, politici ed intellettuali, la cui azione e i cui scritti lo studioso esamina minutamente, scandagliando le fonti, puntando soprattutto su quello Svetonio che è stato testimone oculare e parte attiva della congiura; scindendo ciò che è improbabile da ciò che costituisce la realtà storica; analizzando criticamente le interpretazioni storiografiche, spesso incagliate su situazioni mitiche. E così mette a nudo le debolezze di un Cicerone; l’opportunismo di Pompeo e Cesare; il rilievo di un’affascinante e vilipesa figura femminile: quella Sempronia, figlia di Caio Gracco, legata al fronte catilinario. In questo modo è tratteggiato un quadro storico accuratissimo, ricco di sfumature. Soprattutto demistificante, poiché smonta l’immagine stereotipata di Catilina, smaschera la malafede che alimenta le celebri invettive ciceroniane, e denuncia il comportamento canagliesco dei tanti che prima hanno appoggiato il suo progetto rivoluzionario, e poi gli hanno voltato le spalle.