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Causa di forza maggiore

Causa di forza maggiore

All’indomani di una cena mondana durante la quale un anonimo conversatore ha edotto Baptiste Bordave su quale sia il modo migliore di comportarsi nel caso in cui uno sconosciuto decida di venire a morirci in casa, questi si trova a dover fronteggiare la pur poco probabile situazione paventata. Il caso si presenta incarnato nello svedese Olaf Sildur che, a causa di un guasto alla macchina, chiede di poter fare una telefonata. Una volta in casa, dopo aver digitato un numero e in attesa di una risposta, Olaf si accascia e muore. A Baptiste si offre un ventaglio di possibilità: chiamare un medico, un’ambulanza, un taxi... ma decide di trasformare il caso in occasione e, estremizzando la lezione impartitagli la sera precedente, assume l’identità del defunto. Mentre si dirige verso la villa di Versailles, domicilio del fu Olaf – dove vive la bellissima moglie senza nome e accolita dello champagne – comincia la sua nuova, spumeggiante vita, non priva, però, di colpi di scena...

Ancora una volta, nel suo sedicesimo romanzo – come d’abitudine succinto ma sostanzioso, caustico ma succulento – Amélie Nothomb sfrutta uno spunto narrativo per esplorare il tema dell’identità. Stavolta l’autrice belga si incammina su sentieri pirandelliani: è naturale, infatti, fin dalle primissime pagine, pensare a Il Fu Mattia Pascal. Qui, però, la struttura non è circolare ma aperta e, alla fine, non si assiste alla sconfitta dell’utopia, perché Baptiste/Olaf, diversamente da Mattia/Adriano, non si trova costretto a tornare indietro per rivestire i vecchi, scialbi panni. Il tema dell’altro – un topos che ricorre sempre nei romanzi di Amélie Nothomb e che viene continuamente declinato in maniera nuova e originale – diventa, come accade spesso, spunto di riflessione e allegoria del processo creativo. “Cosa c’è di meglio che assumere l’identità di uno sconosciuto per conoscere l’ebbrezza del mare aperto?”, si chiede Baptiste Bordave subito dopo essersi lasciato alle spalle la sua vecchia esistenza e un cadavere. E non è forse ciò che fa un autore ogni volta che, di fronte alla pagina bianca, si accinge a creare personaggi e a inventare storie? Nonostante il finale un pizzico affrettato, Causa di forza maggiore è un romanzo in puro stile nothombiano che si beve d’un sorso, non senza soddisfazione.