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A cavallo delle due cordigliere

A cavallo delle due cordigliere

Rigoponzio, frazione sotto la giurisdizione di Tervice, appartiene alla famiglia del Barone Aurelio Benespilla, a cui tutti gli abitanti del borgo devono dei tributi derivanti dalle attività che svolgono. I due centri abitati sono distanti fra loro solo due chilometri, in origine Rigoponzio era situato più a valle ma le frane e gli smottamenti hanno costretto gli abitanti a ricostruirlo a monte. C’è una chiesa e tutto intorno le case con i tetti rossastri e più a nord vaste aree di boschi nei quali i boscaioli con seghe e roncole abbattono gli alberi per produrre legname per costruire o da ardere. A sud invece si trovano terreni agricoli di piccole dimensioni, sufficienti per il sostentamento di quei contadini. Il prelato del paese, Don Ernesto, si occupa delle anime dei fedeli mentre la perpetua donna Agnese Conta ha il compito di pulire la casa e di accudirlo. Altre figure di rilievo sono Attilio Murasi, che commercia in legname, Bruno Parelli - soprannominato bracein per la sua taccagneria - e Giuseppe Binollo, che fuma una pipa di legno pregiato da cui non si separa mai, responsabili questi ultimi delle derrate alimentari. In paese c’è anche Ettore Zanolli, il falegname che produce mobili e Pedro Botterni, il fabbro. È in questo paese e con questa gente che Arcom trascorre i primi anni di vita con la nonna Filomena. Nonna Filomena ha avuto una sola figlia che messo al mondo un bambino ed è morta pochi giorni dopo il parto per una brutta influenza degenerata in polmonite. Il bambino, non avendo un padre (l’uomo è fuggito quando ha scoperto della gravidanza), è stato amorevolmente accudito dalla nonna. Quando però quest’ultima muore, Don Ernesto deve decidere a chi affidare il piccolo. Si propongono Artemio, che avendo avuto solo figlie femmine gradirebbe avere anche un maschio, e mastro Attilio, che figli non ne mai avuti. Don Ernesto prende tempo per poter conferire con il vescovo e dopo sette giorni decide di affidare Arcom al secondo. Ma anche questa volta Arcom è costretto a cambiare famiglia in quanto mastro Attilio viene ucciso dal tronco di un albero. Di nuovo orfano e non essendo più disponibile Artemio, Don Ernesto si rivolge al Conte Paloroli di Guarnito Burgus...

Il primo romanzo di Lorenzo Barrabino, che lavora come geotecnico in un laboratorio di prove materiali a Milano, è uno scritto che si ispira ai luoghi tra Val Borbera e Val Curone in cui l’autore ha vissuto durante l’infanzia e l’adolescenza. Ambientato nella prima metà del 1800, ci trasporta in quelle valli con uno stile di scrittura che sembra arrivare da quel secolo lontano. Con descrizioni dettagliate dei paesaggi ci fa seguire le avventure del protagonista che esplora terre sconosciute, visita paesi e grandi città, fa amicizia con una banda di fuorilegge e si innamora di Cristina, che per sposarla dovrà rapire. Attraverso gli incontri con i vari personaggi del libro ci racconta un popolo e un paesaggio poco conosciuti, mettendo in risalto in maniera significativa il contesto contadino con la meticolosa descrizione anche degli attrezzi usati per il lavoro.