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Čechov nella mia vita

Čechov nella mia vita

Lui è uno scrittore giovane, brillante, ma già molto noto. Letteralmente venerato nei salotti di Mosca e di San Pietroburgo. Uomo non particolarmente loquace ma carismatico, a tratti eccentrico. Lei è una giovane donna avvenente, sposata un poco per calcolo, non certo per amore. È una scrittrice dilettante che coltiva velleità letterarie ben più ambiziose di quelle riservate alle donne della sua condizione piccolo borghese. Un poco madame Bovary, per il suo carattere e la tendenza a fantasticare, un poco amorevole madre di famiglia e moglie sottomessa. Tanto da accettare le intemperanze del marito, collerico ma in fondo una pasta d’uomo. Lavoratore indefesso, perdutamente innamorato di lei, dedito al lavoro e alla famiglia. Attorno un coro di vicini più o meno molesti. L’incontro tra i due protagonisti suscita in lei un turbamento inspiegabile. Poi lui va via, a Mosca, a mietere nuovi successi. Dopo tre anni c’è un nuovo incontro e ben presto si scatena la tempesta emotiva. La donna è combattuta: non sa come staccarsi dai tre figli che ama teneramente, ma d’altra parte scopre di essersi infatuata dello scrittore e non vuole rinunciare alla sua stessa carriera letteraria. Che fare dunque? Seguire l’istinto o aggrapparsi alla felicità coniugale, anche a costo di rinunciare alla sua personalità? Lei resta a lungo in bilico. Non sa che fare. Perfino il rapporto epistolare con lo scrittore sembra finire in un binario morto. Saranno così eventi non prevedibili a indirizzare il corso degli eventi...

Lei è Lidija Avilova, autrice di diversi racconti. Non si sa se in questo romanzo riferisce eventi effettivamente reali, oppure no. Lui è invece Anton Čechov, autore ben noto a tutti, donnaiolo impenitente ma non fatuo, ma che di lei si sarebbe effettivamente innamorato. Non è possibile sapere come in realtà si siano svolti i fatti. Non si può cioè appurare se la Avilova è una inaffidabile cronachista, che ha volutamente deformato la storia del suo rapporto con Čechov, oppure una scrittrice sincera che ha riferito fedelmente accadimenti reali. Comunque sia, che di impostura o di realtà si tratti, resta il fatto che il romanzo è costruito in maniera calibrata, dosando sapientemente gli ingredienti tipici del romanzo sentimentale ottocentesco. Dando ampio spazio ai dialoghi, all’analisi introspettiva, alla definizione dei caratteri e dell’ambientazione, con incursioni nella cultura prevalente nella Russia zarista. Il tutto reso con una scrittura piacevolmente limpida, che procede senza impacci. Chi ama i racconti amorosi troverà dunque dilettevole la lettura di questo romanzo ambiguamente autobiografico-rosa. Interessante anche perché, cosa non molto frequente nell’Ottocento, è dipanato secondo un’ottica squisitamente femminile. Preziosa è anche la breve prefazione di Dario Pontuale, il quale onestamente ripropone i dubbi circa l’attendibilità dell’autrice.