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Cenere alla cenere

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“Ciascuno di noi ha rimpianti e rimorsi”. Aba ne ha molti, ma nessuno riguarda Johnny. E mentre lui fuma nudo sul letto appena dopo aver fatto l’amore, cerca di spiegarle le ragioni delle crudeltà commesse in Kosovo. Molti anni dopo il paesaggio mozzafiato dei golfi di Napoli e Sorrento, separati dal Vesuvio, dalla terrazza di un ristorante affascina i turisti. Il mandolino di un cantante neomelodico, il tepore di una serata primaverile, profumi di prelibatezze partenopee e la luna che illumina il mare: un istante perfetto. Ma improvvisamente agli applausi si mescola il rombo di un tuono, il primo. Poi il secondo. Sorpresa, paura, orrore: gli occhi puntati verso il cratere, verso l’impossibile. Ma poi tutto è scosso da un tremore e dalla vampata di fuoco, sassi e lapilli che sale fino al cielo. Due uomini stanno osservando la simulazione su uno schermo, uno più giovane con una tunica bianchissima e la kefiah, l’altro a volto coperto che cerca di convincere il primo del progetto e della sua fattibilità, il cui scopo è quello di distruggere l’economia occidentale. Il principe Feisal Al Saddoon – FAST – vorrebbe ciò che ogni musulmano davvero credente desidera: il rispetto degli occidentali, bravi cristiani cresciuti come superiori a ogni altra religione e cultura e capaci solo di imporsi e sottomettere, anche nel suo stesso paese, come sta succedendo attraverso il cugino progressista Tareq, amico degli americani, che vuole portare oscurantismo e sottomissione mascherati da modernità. FAST e l’uomo col cappuccio si detestano, ma entrambi vogliono trarre il massimo profitto personale dall’alleanza con l’altro…

Quarto romanzo dedicato ad Aba Abate, Ice per l’Intelligence, ma declinato in una versione più intima, dove Roberto Costantini ne evidenzia il lato umano, con le insicurezze legate alla genitorialità e le fragilità che solo una mamma che non c’è mai, può comprendere: qui più che mai, Aba diventa il paradigma della lotta al maschilismo e delle difficoltà delle madri lavoratrici, costrette a scegliere tra carriera e famiglia. L’autore, infatti, mette ancora una volta allo specchio le due facce della stessa donna, divisa in due tra Ice “che già vive la sua vita per il dovere” e Aba, la parte ribelle che non vuole più sottostare alle regole inique di una guerra impari dove potere e denaro hanno sempre la meglio. Anche la narrazione racconta questa dicotomia: in prima persona al passato Aba la spia, in prima persona al presente Aba la mamma. Esiste poi un terzo punto di vista in terza persona e questi repentini cambi di narratore, di tempo ma anche di spazio danno ritmo, e come pezzi di un puzzle creano l’immagine completa. Non ci sono capitoli, quindi niente pause, è un continuum di tensione e attesa. La prosa è intelligente, Costantini usa le parole come un prestigiatore, le governa e rende duttile la sintassi e ancora una volta scandaglia le emozioni, positive e negative – dolore, amarezza, rimpianto, amore, orgoglio, paura, insoddisfazione, ansia, infedeltà – ma Aba ha un’emotività complessa con cui convivere, e la sua profonda sofferenza, le sue “ferite dell’anima” sono vivide. Un romanzo cattivo, spietato, senza scrupoli, come i suoi personaggi. Peccato per un refuso grossolano (due cognomi simili per uno stesso personaggio usati indifferentemente). Il male dell’animo umano continua a essere uno dei protagonisti delle opere di Costantini. Un male per cui la redenzione ha un prezzo elevato, sempre se è possibile. Il finale sospeso prepara il lettore a seguito, e speriamo, perché è possibile che una volta terminato, se ne avverta la mancanza.