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Cento volte sabato

Cento volte sabato

Isola di Rodi, 2015. Michael Frank osserva il mare. Non è del color del vino, è più di un blu così profondo e così trasparente che fa quasi male a guardarlo. Mentre è assorto in questa visione ascolta Stella Levi, una novantaduenne che descrive che cosa è successo si quelle sponde, in quel punto esatto, settantuno anni prima. Il 23 luglio del 1944 è una domenica. I tedeschi hanno scelto appositamente questo giorno della settimana perché tutti i negozi sono chiusi. Fanno poi suonare l’allarme antiaereo, anche se non ci sono aerei in volo né bombe che cascano dal cielo. In questo modo tutti si tappano in casa. Tutti, tranne loro. Ci impiegano circa sei ore a deportare millesettecento persone e al porto non c’è nessuno a dire loro addio oppure a protestare per quello che sta accadendo. È come un corteo funebre, di persone in lutto per loro stesse. Vengono caricati su tre navi, portati fino al porto del Pireo e da lì fino alla prigione di Haidari, e da lì fino ai treni per Auschwitz solo due settimane dopo. Questo è il tragitto più lungo, in termini di tempo e spazio, di tutte le deportazioni. E per molti versi uno dei più assurdi...

Stella Levi è una classe 1923 ed è nata a Rodi. Ha vissuto i suoi primi venti anni di vita, al tempo della dominazione italiana, nella Juderia, il variopinto quartiere ebraico. Nel luglio del 1944 è stata deportata ad Auschwitz, dove quasi tutti gli ebrei dell’isola di Rodi sono stati massacrati. Lei ha fatto ritorno ed è emigrata negli Stati Uniti d’America. A quasi cent’anni, per cento sabati, la donna ha raccontato la sua storia peculiare al celebre scrittore, saggista e giornalista Michael Frank. Frank è l’autore de I Formidabili Frank del 2018, memoir sulla sua famiglia premiato con il JQ Wingate Prize, e nel 2020 del romanzo Quello che manca. Cento volte sabato è stato premiato dal Jewish Book Council con il Natan Notable Book Award e due Jewish Book Awards, nelle categorie Holocaust Memoir e Sephardic Culture. Per quest'opera Frank ha anche ricevuto la Sophie Brody Medal, prestigioso riconoscimento per il suo importante contributo alla letteratura ebraica. Un racconto di prima mano straordinario, impreziosito dalla grande abilità nella scrittura di Frank e nato quasi per caso dopo uno shabbat passato dal saggista a casa di Stella Levi. Un’altra preziosa testimonianza della Shoah che fortunatamente non è andata persa nelle pieghe della Storia.