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C’era una svolta

C’era una svolta

La sirenetta è una giovane principessa, ovviamente strafiga e un po’ malinconica. È la più piccola di sei sorelle e, per colpa dei racconti di sua nonna, ha una vera “fissa” per i terrestri. Aspetta con ansia di compiere il suo quindicesimo compleanno perché, solo allora, potrà emergere in superficie. Perciò, quando arriva il fatidico giorno, non sta più nelle “squame” ma fulmini e saette scoppia una tempesta e una caravella cola a picco. La sirenetta allora, manco a dirlo, salva dai marosi un principe super-gnocco. Naturalmente per la sirenetta scocca subito la scintilla ma ha un problema: è pinna-dotata. Decide allora di recarsi dalla strega del mare dove baratta la coda per un paio di gambe nuove di zecca. Riuscirà a farsi sposare dal suo amato e vivere insieme giorni da favola? .... Cenerentola è una giovane rampolla di buona famiglia, e fin qui tutto bene. Tuttavia quando la sua dolce mammina trapassa, il padre decide di risposarsi con una vedova che porta con sé un bagaglio ingombrante: le due sorellastre “bianche di viso e nere di cuore”. Il nuovo assetto familiare è noto a tutti. Cenerentola viene relegata al ruolo di domestica e, quando non è impegnata a lucidare pavimenti, le resta solo uno svago: piangere sulla lapide dell’amata mamma. Piange sempre e copiosamente. E anche quando il padre, ritornato da un lungo viaggio, le porta in dono un rametto di nocciolo lei cosa fa? Corre subito a piantarlo sulla tomba e lo innaffia con fiumi di lacrime. È così che l’albero cresce in fretta e fortuna vuole che sia fatato come pure l’uccellino che ospita tra i rami e che esaudirà tre desideri di Cenerentola. Niente fate madrine dunque, solo magici pennuti…

Eh già… l’edulcorazione disneyana molto spesso appanna i nostri ricordi, così da farci dimenticare che le fiabe originali di Andersen, dei Grimm, di Perrault presentano spesso un altro finale e hanno un’anima crudele. In questa raccolta di fiabe, Barbara Fiorio ci rinfresca la memoria con una riedizione arricchita di nuove fiabe, alcune anche inedite, rispetto a quella precedente. Ma non è tutto. L’autrice si diverte a smantellare dinamiche di genere e luoghi comuni di storie ossidate dal tempo: principi azzurri, streghe cattive, orchi mangia-bambini, fatine pasticcione e per concludere donzelle con il vitino da vespa da salvare. Stereotipi, specie quelli femminili, che richiamano qualità estetiche e devozione per il lavoro domestico. Le antagoniste, al contrario, invidiose il cui peccato è spesso la vanità; entrambi difetti considerati appartenenti all’universo femminile. Ma se è vero che le fiabe nascono per tramandare archetipi sociali allora è giusto che questi archetipi debbano subire una “svolta”. Barbara Fiorio allora ribalta i cliché avvalendosi di uno stile ironico del quale è maestra. Perché, come afferma la stessa autrice: “L’ironia è una cosa seria”. L’ironia non è sinonimo di superficialità anzi spesso è la chiave per allontanarci dallo stereotipo ed esorcizzare la sofferenza, per mettersi in discussione, oltre il “vissero felici e contenti”.