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Cercando Beethoven

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A Heiligenstadt, nell’estate del 1808, Wilhelm e Andreas si incontrano per la prima volta. Uno speranzoso studente di composizione e un misterioso violinista di nobili ascendenze si accordano su un piano: fare visita al grande Beethoven, rubare un certo manoscritto di cui si vocifera, carpire il segreto della sua musica. Li accompagnerà la bella Queenia, irlandese di origini, spontanea e scostante, della quale Wilhelm non può fare a meno di innamorarsi. Dopo il primo maldestro tentativo comune, i tre prenderanno strade diverse alla ricerca del mistero – o della ragione – della grandezza del Maestro. Nella magnifica Vienna, li accoglieranno i salotti dei principi, le amicizie con i von Humboldt o con Grillparzer, i sontuosi teatri e le botteghe degli orafi. Cercheranno indicazioni nelle letture e negli aneddoti su Novalis, Goethe o Herder, negli studi, nei sentimenti, o negli oscuri angoli della torre di Paracelso, tra simboli magici e iniziazioni. Lontano, sullo sfondo, la guerra di Napoleone incalza. Al centro di tutte le avventure resta l’umanità scontrosa e affettuosa, titanica e fragile di Beethoven: il segreto della sua musica che è anche il segreto del vivere...

Questo esordio di Saverio Simonelli come romanziere è un’operazione rischiosa. Il narratore ci trasporta nella Vienna d’inizio Ottocento, nella sua aria ambiziosa e vivace, colorata di romanticismo, poesia, musica, scienza; come in una sorta di Midnight in Paris, ma in luogo ed epoca differenti. Il rischio è di apparire nostalgico, come chi speri acremente di incontrare i suoi idoli per poi non saper cosa dire, avendoli di fronte; il che è proprio quanto accade al protagonista, la prima volta di fronte a Beethoven. È però questo stesso imbarazzo, che è sia del narratore sia del personaggio nel confrontarsi con i giganti di arti e scienze dell’epoca, che prende per mano il lettore e lo accompagna. Immerso nel passato, incastrato nel roveto dei grandi nomi, il lettore arriva insieme ai personaggi a ritrovare dietro ai nomi l’umanità, le fragilità, gli amori. In bilico tra la narrativa per ragazzi – di cui Simonelli è autore – e il Demian di Hesse, la prosa viene maturando insieme alla storia secondo una scelta raffinata. Pur senza banalizzare l’arduità tecnica del genio musicale, questo romanzo riesce ad essere avvincente e delicato: un bel racconto, insomma, arricchito da grande senso storico dell’età romantica e da un’accattivante e sincera curiosità per la musica e la vita di Beethoven.