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Cesare – La giovinezza del grande condottiero

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Gaio Giulio Cesare nasce patrizio, un privilegio riservato davvero a pochi nella Roma del I sec a.C., ma questo titolo non è più così determinante politicamente come un tempo a causa della nascita di una aristocrazia non di sangue ma di carica come i Nobiles, “i noti”. Cesare viene al mondo in un anno a noi sconosciuto, le fonti offrono un arco di tempo che va dal 102 al 97. La critica storica si è orientata sull’anno 102, il giorno 12 o 13 Quintillis, settimo mese dell’anno che poi avrebbe assunto il nome Iulius, luglio. Nasce a Roma nella modesta dimora di famiglia, situata presso la Suburra, dove vive fino al 63. Il suo nome, come a ogni primogenito maschio dell’epoca, è lo stesso del padre e del nonno: Gaio. Cresce nella turbolenta Suburra e impara a conoscere gli umori popolari, cosa assai utile ai politici di ogni tempo, viene educato da Marco Antonio Gnifone con cui studia la gloriosa storia di Roma e della propria famiglia, mentre con suo padre si allena duramente nel Campo Marzio: corsa, combattimento, giavellotto, nuoto e equitazione. Plutarco scrive: “i soldati sono stupiti non tanto per l’amore per il rischio, derivante dall’ambizione, bensì dalla resistenza alle fatiche”. Cesare è un giovane esile, alto, bianco e forte, ma soffre di una malattia, probabilmente epilessia, che lo accompagnerà per tutta la sua vita…

Dall’ultima etimologia sul suo cognome riportata dalla Storia Augusta emerge che il nome Caesares forse deriverebbe dal colore dei suoi occhi, un colore tra il verde e l’azzurro. La biografia di Luca Fezzi, professore associato di Storia Romana presso l’università degli studi di Padova, risponde proprio a questa domanda: “Cosa hanno visto gli occhi del giovane Cesare prima di diventare il grande condottiero e politico che noi tutti conosciamo?”. Fezzi non si sofferma sulle gesta eroiche del grande condottiero ma sulle origini del nome, l’infanzia vissuta nella Suburra, la sua salute cagionevole, la perdita del padre a soli 16 anni, il rapporto con sua madre Aurelia, la separazione da Cossuzia e l’unione con Cornelia, la chiamata al sacerdozio di Giove, la principale divinità venerata nell’Urbe, il presunto rapporto omosessuale con il re Nicomede e tanto altro. Nonostante la scarsità delle fonti — esistono soltanto due opere biografiche sulla giovinezza di Cesare giunte sino a noi e scritte dal latino Svetonio e il greco Plutarco, le altre sono state probabilmente distrutte e censurate da parte di Augusto, il quale secondo Svetonio, avrebbe fatto distruggere tre opere giovanili di Cesare — Fezzi ipotizza con grande oculatezza il profilo caratteriale e psicologico di un giovane brillante, dotato di grande abilità oratoria e ci regala una ricca e documentata ricostruzione biografica molto interessante, condensata in sole duecento pagine.