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Che ci importa del mondo

Viola Agen è una ex ghostwriter, oggi blogger e opinionista televisiva bella e famosa. In pubblico “spavalda paladina del neo-femminismo che gira per i salotti tv in veste di tuttologa battagliera e incazzosa arruffafemmine”, in privato madre separata single (suo malgrado) con un figlio di 8 anni, Orlando, gelosissimo di lei, bacchettone come tutti i bambini e “fissato” con Godzilla. Regina del parcheggio creativo, Viola colleziona multe e fallimenti sentimentali. Vive a Milano, “città in cui anche il capocantiere dei lavori in tangenziale ha frequentato una scuola di moda” e che pullula di “designer, deejay, stilisti, wedding planner, visual artist, personal shopper, organizzatori di eventi, sound designer e cazzate assortite”. E per lei gli uomini da due anni, da quando è finita – male – la sua ultima storia d’amore, “hanno tutti torto”. Quelli interessanti non ci provano perché - sapendo di essere interessanti - ritengono così di distinguersi dalla massa e stupirla; quelli non interessanti non ci provano perché - sapendo di non essere interessanti - si sentono sconfitti in partenza. Il risultato? Tante cene con amiche o amici gay simpaticissimi…
Tra bestiari televisivi, uomini che fanno gli uomini solo su whattsap e varia umanità, l’esordio letterario della blogger/editorialista/opinionista Selvaggia Lucarelli, con la sua virulenta carica di satira sociale, avrebbe potuto facilmente diventare un apologo amaro e rancoroso: invece è un inno ai sentimenti e alla maternità, entrambi coniugati – più o meno felicemente – con la modernità. Autobiografico quanto basta - nei personaggi e nel punto di vista sul mondo di Viola/Selvaggia, più che nelle vicende - Che ci importa del mondo è di base un canovaccio chick-lit che poi l’autrice ha inzeppato di trovate (alcune folgoranti, per esempio la milfanschaaung), citazioni pop e battute (lo stile è il solito della Lucarelli, quell’ibrido tra i paradossi à la Paolo Villaggio, le freddure da sit-com e il sarcasmo di Spinoza.it). Ecco, forse le battute sono troppe. Oddio, per ridere si ride, spesso e di gusto, ma una riga sì una riga no sembra di sentire in sottofondo le risate registrate e se questo è un innegabile merito in un testo breve, sulla lunga distanza indolenzisce le mascelle e distrae troppo il lettore dalla storia vera e propria. Una curiosità: la prima edizione del libro è uscita in libreria fallata, mancante di un capitolo ed è stata ritirata in tutta fretta dal mercato.