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A chi appartengono le nuvole?

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Tutto ciò che si ricorda è che si chiamava Mila, aveva nove anni e proiettava un’ombra lunghissima. Nella foto che tiene in mano - se quella bambina è davvero lei - si vede in effetti una striscia scura che parte dai suoi piedi e si allunga per terra molto più in là di quanto ci si potrebbe aspettare. Prima che partissero, si sentiva così stanca… Ma doveva stare attenta a chiudere gli occhi, perché il mondo poteva approfittarsi della sua distrazione. Quando le accadeva di addormentarsi, sognava sempre lo stesso sogno: erano tutti in fila, lei, la sua famiglia, i vicini dei suoi vicini, senza che nessuno conoscesse la direzione o il perché di quel mettersi uno dietro l’altro. Mila guardava le nuvole, con la speranza di scorgerne qualcuna bianca, così rara tra tante nuvole grigie e nere: quelle delle esplosioni, degli incendi. Un giorno si sono messi in fila davvero, ciascuno con la sua valigia. Sua madre portava i passaporti, sua sorella alcuni vestiti, lei una coperta e dei cuscini, mentre suo padre trascinava il bagaglio più pesante. Oggi Mila ha trentaquattro anni e la sua ombra è della lunghezza giusta, ma non passa giorno in cui non si chieda a chi appartengono le nuvole, soprattutto le più scure…

Quelle scure, pesanti nubi di cenere, da che paese in guerra provengono? Se lo chiede Mila, ormai adulta, rivolgendo lo sguardo verso l’alto. Questa tavola è una delle mie preferite perché usa la pagina come fosse terra e proietta il lettore nello spazio del cielo. Subito sotto le due righe di testo, staziona una nuvola scura: è ombra, minaccia presente, ricordo e pensiero. I colori di questa storia sono il grigio, più chiaro e più scuro, il nero, il rosso - per il naso di un clown come per le lingue di fuoco - e l’azzurro, che emerge dietro le nuvole in pochissime occasioni e ci fa sentire il sollievo e insieme la sete, di quel sereno. Il disegno ha il sapore antico di certe stampe anni ‘50, poi muta, si fa a tratti surrealista, poi fotografico, poi cinematografico. Sono rare le graphic novel in cui sia il testo che le immagini concorrono alla creazione di una narrazione ricca, piena di strati e di profondità, che tuttavia riesce nella meraviglia di conservare la poesia - “vegliare sulla dolcezza rimasta nel pelo dei gatti randagi” - pur occupandosi del tema della guerra. Brassard non a caso è autore di libri per ragazzi e poeta, Dubois artista straordinario e multiforme. Insomma, siete di fronte a una di queste fortunate occasioni di lettura: non perdetevela per nessun motivo. Dagli otto anni in poi.