Salta al contenuto principale

Chi diffama l’Islam?

chidiffamalislam

Non esiste tanto uno scontro di civiltà tra Islam e Occidente, piuttosto una fondata paura dell’Europa per l’espansione musulmana, sotto forma di migrazioni e di terrorismo radicale. Un’insicurezza dovuta alla percezione che gli emigrati arabi possano approfittare della modernità del Vecchio Continente per imporsi, sfruttando l’istituto della democrazia, a livello politico, creando un’Eurabia fondata sul diritto sharaitico e non sulla classica divisione dei poteri di matrice illuminista. Troppi sono al momento gli ostacoli che impediscono una reale integrazione degli emigranti nelle comunità europee: le motivazioni economiche e non culturali dei flussi migratori, lo spirito revanscista della Mezzaluna, nostalgica degli imperi e dei califfati del passato, e soprattutto la natura ibrida della confessione islamica che non ammette nessuna separazione tra religione e stato, al contrario del cristianesimo. Per superare tale stallo è necessario che siano gli immigrati arabi, i quali hanno potuto sperimentare la laicità costituzionale europea, a costruire un ponte tra le due diverse culture di appartenenza, affermando quei diritti ancora in buona parte sconosciuti nella galassia musulmana…

Per Romano Bettini non c’è nessuna diffamazione dell’Islam da parte dell’Occidente. Si tratta – secondo lui - solo di una pretestuosa giustificazione per nascondere il ritardo culturale, specie in materia di diritti nonostante i tentativi di ammodernamento della codificazione giuridica, dei paesi seguaci di Maometto. Lo sintetizza con due termini icastici, “società creatrici”, quelle europee-cristiane, e “società fruitrici”, quelle mussulmane. Più che di diffamazione si può parlare al massimo di islamofobia dovuta al terrorismo jihadista che negli ultimi anni ha imperversato in Europa con attentati in Francia, Spagna, Germania, e a un’ondata migratoria così imponente da far immaginare un’islamizzazione del Vecchio Continente. Finché il mondo arabo, sostiene Bettini, non si libererà della natura ibrida della propria identità statuale e darà vita a una profonda laicizzazione dei costumi e delle istituzioni rimarrà prigioniero di una mentalità arretrata e chiusa, ostacolo a una vera modernizzazione sociale. Si può essere più o meno d’accordo con la tesi espressa da Chi diffama l’Islam?, certo è che, in uno stile caustico e corrosivo, apre a interrogativi urgenti sui rapporti tra due universi sempre più vicini, ma ancora molto lontani.